Con questo scritto si concludono i riferimenti delle origini della Soffrologia.
Con la speranza di aver almeno suscitato una apprezzabile curiosità relativa a questa tecnica poco conosciuta.
Con l’augurio che questi scritti ed i prossimi possano essere utili a molti.
Lo zen
Il termine “zen” è giapponese, ma deriva dal cinese eh’an, che a sua volta deriva dal sanscrito dhyàna, che significa scuola di meditazione buddhistica. Il nucleo della dottrina zen è il seguente: la parte più profonda dell’essere umano è divina (natura perfetta del Buddha). La presa di coscienza di tale natura è intuitiva, quindi interiore. Questa dottrina assegna un’importanza basilare alla meditazione e alla ricerca della bellezza, molto più utili della riflessione razionale (la natura del buddha è “inafferrabile” dalla ragione).
Lo yoga
Yoga significa, in sanscrito, “unione” (la radice indoeuropea di questa parola è la stessa del latino tugum, da cui deriva, in italiano “giogo”). Lo yoga è, come abbiamo visto, una tecnica di autodisciplina psicosomatica, cioè un sistema per controllare congiuntamente corpo e spirito. Comporta quindi l’esecuzione di esercizi fisici e psichici che devono essere svolti di pari passo, tenendo presente che il corpo è soggetto al controllo della mente. Lo yoga non è legato a una dottrina religiosa particolare, ma è una tecnica utilizzabile da tutti i gruppi religiosi o culturali e ha destato l’interesse di pensatori e scienziati nell’intero corso della storia. L’esperienza pratica dello yoga si basa su concezioni psicofisiologiche che favoriscono l’uso intenso delle possibilità psicosomatiche. Nella pratica yoga si ipotizza che il corpo sia formato da cinque elementi, o tattwa:
• Akasha (spazio)
• Vayu (aria)
• Tejas (fuoco)
• Apas (acqua)
• Pnthvi (terra)
Vayu
Pnthvi
Akasha
Apas
Tejas
I cinque tattwa, gli elementi nel corpo
• la terra, rappresentata dalle parti solide (ossa);
• l’acqua, rappresentata dai liquidi organici;
• il fuoco, rappresentato dalla bile;
• l’aria, rappresentata dal respiro;
• lo spazio, rappresentata dagli organi cavi.
Dei tre elementi attivi - acqua, fuoco e respiro - quello che più interessa lo yoga è il respiro (prana). Esso circola nei “canali” dell’intero organismo. La respirazione è solo una parte della funzione del respiro, quella che mette in relazione le masse aeriformi organiche (“spiriti” secondo il significato originario di questa parola) con l’aria esterna. È il respiro che trasporta le percezioni fra gli organi dei sensi e il cuore, dove esse si combinano per alimentare il funzionamento della mente. Inoltre, è un soffio interiore quel che fa muovere le membra. Tutta l’attività vitale dipende dal respiro, che è un po’ come il “primo motore”.
Ma l’elemento essenziale del metodo yoga è la regolazione della respirazione, l’unica direttamente influenzabile dalla volontà: il suo andamento agisce indirettamente sull’attività degli “spiriti” (nel senso detto sopra) e, attraverso questi, su tutto l’insieme, strettamente connesso, di corpo e spirito. La concentrazione mentale si associa spesso alla ritenzione del respiro: perciò se ne prolunga la durata, per favorire la meditazione e la fissazione della mente su un oggetto prescelto. Lo yoga è anche praticato per superare i confini dei poteri umani comuni ed entrare nel mondo del prodigioso (siddhi}, dove è possibile la levitazione e la conoscenza del pensiero altrui. Concepire il prana - la sottile energia vitale che anima tutto l’universo, compresa la materia che sembra inerte - per gli occidentali è molto difficile, mentre per gli orientali questo concetto è, si può dire, innato. Tale nozione non è però esclusiva degli indiani: sia pure in forme diverse, si ritrova pressoché in tutti i popoli dell’antichità. I greci lo chiamavano pneuma, i cinesi e’hi, gli egizi ka, gli ebrei rvah ecc. L’acquisizione, la manipolazione, l’assimilazione e la diffusione di questa forza sottile costituiscono i fondamenti dello yoga.
Come definire il prana?
Non è semplice. Gli indù affermano che il prana è la somma delle energie contenute nell’universo. Dato che per loro vi è analogia fra il macrocosmo (l’universo) e il microcosmo (l’uomo), se ne deduce che il prana è la somma delle energie che alimentano l’essere umano. È dunque un’energia vitale e cosmica che, arrivando a contatto del corpo, assume una forma speciale e gli da la vita: però non agisce direttamente sul corpo fisico, ma indirettamente, tramite un intermediario che prende il nome di “corpo pranico”.
Gli yogin controllano il prana per realizzare una perfetta armonia con la natura. Essi per mezzo del pensiero sentono e fanno circolare il prana nel corpo e oltre il corpo: il pensiero è un’onda d’energia che si diffonde nello spazio. Non si dimentichi che il prana è contemporaneamente forza motrice della respirazione e forza sottile che si manifesta con il respiro.
Non è l’aria, non entra nella sua composizione chimica, e tuttavia è nell’aria... Non entra neppure nella formula dell’acqua, ma è nell’acqua.
È nella luce solare, è nel cibo, è nella parola (d’altra parte la fonazione, cioè l’emissione vocale, dipende dal prana). In breve, il prana è immateriale, imponderabile, impercettibile, ma è dappertutto, impregna la nostra vita e da esso traiamo la nostra sostanza.
Che cos’è il corpo pranico?
Secondo la concezione orientale, il corpo pranico è formato dalla totalità delle energie che circolano nel nostro corpo fisico.
È alimentato dal prana e replica, in un certo senso, il corpo fisico. Sebbene i due corpi siano correlati e interdipendenti, il corpo pranico si caratterizza per una sua anatomia e fisiologia.
È un vero organismo, certamente sottile ma strutturato e congegnato, in cui ogni parte concorre a dar vita all’insieme, compreso il corpo fisico.
Il corpo pranico modella e influenza il corpo fisico: se è in buona salute, il corpo fisico è sano; se è disturbato, il corpo fisico è malato; se cessa la sua azione, il corpo fisico muore e ridiventa materia inerte.
Il ritmo del prana
Occorre rilevare che se il prana è assorbito dal suo ambiente, cioè dal corpo pranico, ciò avviene grazie all’intervento del corpo fisico e ai suoi organi d’assorbimento: il naso, la bocca, la pelle...
Il naso, respirando l’aria, è il principale organo d’acquisizione del prana: ma non bisogna sottovalutare il ruolo della bocca, più esattamente della lingua, e quello della pelle. L’aria è il nostro alimento primordiale. Da essa attingiamo praticamente tutta la nostra sostanza. Gli yogin sanno che il prana dell’aria è il loro nutrimento fondamentale, perciò sono abilissimi nell’assimilarlo. Il prana è dunque correlato alla respirazione.
Lo si inspira dal naso, penetra nel corpo con lo stesso ritmo della respirazione ma, quale elemento fondamentale e attivo del corpo, possiede anche un suo ritmo: la sua energia assume uno stato di polarizzazione variabile durante la giornata, positiva o negativa, secondo le ore.
Potete sperimentarlo voi stessi: otturatevi una narice, poi l’altra. Constaterete che il volume d’aria inspirata è diverso. Se prevale a destra, siete nella fase d’assorbimento positivo, se prevale a sinistra siete nella fase d’assorbimento negativo. Fra i due processi vi è sempre un momento intermedio, in cui la respirazione delle due narici è perfettamente equilibrata.
L’IMPORTANZA DEL PRANA E DELL’ATMAN IN SOFROLOGIA
Il prana rappresenta la forza, il soffio, l’energia fisica, la forza vitale che viene dal più profondo del nostro essere e grazie alla quale tutti gli esseri possono interagire.
L’atman, o il “sé” - l’intima essenza di ogni cosa, assimilabile a ciò che in Occidente chiamiamo anima - sta nel più profondo di ogni creatura. Tale nozione è collegata all’universale, perché è identica alla realtà suprema, il brahman della filosofia induistica.
Le nozioni di prana e atman sono fondamentali nella sofrologia. Il controllo della respirazione - per mezzo di esercizi fisici - comporta l’ottimizzazione del flusso del prana, mentre l’atman consente l’evoluzione della coscienza. Sono nozioni parallele ma complementari, come si vede nel prospetto seguente.
PRANA
ATMAN
forza vitale
anima
potenza
il sé
espressione
presa di coscienza
soffio vitale
evoluzione
Respirazione
conoscenza
energia esterna
elevazione
Presa di coscienza di ciò che ci circonda
Riassumendo i termini della questione possiamo concludere affermando che per raggiungere l’assoluto, l’illuminazione e la serenità, l’India ricercava (e ancora oggi ricerca) un ritiro dalla vita attiva, attraverso il pieno controllo della psiche. L’Occidente persegue lo stesso obiettivo mediante un’attività controllata e riflessiva: si valorizza la giusta attività in opposizione all’attivismo.
La sofrologia, d’altra parte, costituisce come un ponte fra le due tradizioni, quella orientale e quella occidentale, attraverso le due tappe fondamentali dell’ipnosi e della psicanalisi.
Prossimamente presenterò alcuni approfondimenti entrando nel merito della tecnica.
A presto.
Luigi
Per info:
luiscer@tiscali.it
Sito web:
http://www.migliorolamiavita.it/
17 novembre 2008
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