21 gennaio 2012

I valori della vita

Questo scritto mi sembra particolarmente adatto al momento attuale, anche se è un po' lungo ne vale la pena legger.o fino in fondo.

I VALORI PER CUI VIVERE
commenti della buona volontà mondiale
Introduzione
Necessità di nuovi valori
L’Uomo e la natura come basi per nuovi valori
Valori per cui vivere
Valori e individuo
Scegliamo di servire il bene comune
Scegliamo di praticare il principio della cooperazione
Scegliamo la verità come la chiave di volta della società
Scegliamo di accrescere la qualità della vita di ogni giorno
Scegliamo di accettare la responsabilità per il bene comune

Introduzione

«Il macroproblema che il mondo si trova ad affrontare che si aggrava sempre più in modo rapido ed
ineluttabile, è fondamentalmente un problema di valori e di premesse basilari; è, in breve, un problema morale». Willis Harman Direttore del « Educational Policy Research Center » Stanford Rescarch Institute U. S. A.

L'era attuale è piena di pericoli e di opportunità senza precedenti nella storia umana. Tuttavia, quando si osserva la risposta dell'uomo a quest'epoca di crisi, i suoi scopi, le sue priorità, i suoi atteggiamenti e valori sembrano quasi assurdi e poco attinenti ai problemi o alle realtà fondamentali del tempo.
Se scoppiasse una guerra l'umanità potrebbe essere distrutta. Tuttavia, le nazioni attualmente spendono più di 450 miliardi di dollari l'anno in armamenti: inoltre, il rapporto tra il potere di un gruppo ristretto di poche nazioni ed il benessere del resto dell'umanità è talmente squilibrato che, nel caso di una guerra di vaste proporzioni, i popoli di tutte le altre nazioni potrebbero venire sacrificati nell'interesse di quella piccola percentuale d'umanità.

La distorsione dei valori e delle priorità è anche evidente nel divario sempre più ampio tra nazioni
ricche e povere; mentre le nazioni sviluppate sperimentano una prosperità mai vista, i due terzi
dell'umanità soffrono di una malnutrizione che può danneggiare per sempre la loro vita. Il reddito
medio dei 25% dell'umanità è di oltre 1.000 dollari l'anno, mentre più della metà dell'umanità guadagna meno di 100 dollari per lo stesso periodo. Attualmente esistono cibo e risorse tecnologiche sufficienti a garantire sicurezza fisica all'intera umanità, e tuttavia le richieste di cooperazione per lo sviluppo internazionale sono raccolte ancora in misura assolutamente inadeguate: (20 miliardi di dollari l'anno all'ODA -Aiuto Ufficiale allo Sviluppo -contro più di 450 miliardi di dollari vanno per gli armamenti).
La cecità degli uomini nei confronti dei problemi umani fondamentali che trascendono gli interessi
locali è anche ampiamente dimostrata dalla crisi ecologica. Si è ormai riconosciuto che il pianeta è un sistema definito, in grado di sostenere la vita, ed il cui funzionamento armonioso dipende da un ecosistema dal delicato equilibrio, di cui l'uomo fa parte. Esistono limiti all'interferenza nell'equilibrio eco sistemico, come esistono limiti allo sviluppo economico: eppure l'uomo continua ad agire come se fosse padrone della natura, più che suo compagno ed amico.

Alla ricerca di un’espansione economica illimitata su un globo di dimensioni finite, egli usa scienza e tecnologia per manipolare la natura e le sue forze, con poco riguardo alle possibili conseguenze. La portata dei problemi che, spiritualmente e materialmente, oggi affliggono l'umanità e la sua civiltà, incute timore; l'umanità deve affrontare problemi quali la disumanizzazione, l'annichilimento, la privazione dei diritti umani, la sovrappopolazione, l'analfabetismo, la disoccupazione su scala mondiale, la crisi energetica e monetaria, per citarne solo alcuni. Parecchie organizzazioni internazionali hanno varato un progetto con il quale prevedono di compilare un annuario di 5000 problemi mondiali. Poiché tali problemi sono planetari, e riguardano tutte le nazioni, essi possono essere risolti solo attraverso lo sforzo congiunto dei popoli di tutto il mondo.

Nel corso di questo secolo, la scienza e la tecnologia hanno creato un «Villaggio planetario », rendendo obsoleto l'antico atteggiamento di separatività. Ogni nazione ed ogni individuo sono ora collegati da una rete di interdipendenza irrevocabile. per cui le azioni ed i problemi di uno hanno effetto sull’essere del tutto. Pertanto, con simili problemi globali che pongono una minaccia comune all'umanità intera, ci si potrebbe aspettare che gli uomini e le nazioni mettano da parte le loro priorità egoistiche e le loro differenze, per intraprendere invece una risposta di cooperazione unita contro la crisi mondiale che va aumentando così rapidamente.
Invece, uomini e donne a livello familiare, individuale, di comunità, di gruppo e di nazione continuano ad asserire che gli interessi del singolo sono non solo più importanti, ma anche diversi dal bene comune dell'insieme più grande. Le loro azioni sono prive della necessaria unità di intento, cosicché ora giungono a mettere in pericolo la stessa sopravvivenza dell'umanità.

Al centro dell'emergente crisi mondiale vi è dunque una crisi di priorità e di valori. Atteggiamenti
separativi ed egoistici coltivati in secoli di relativo isolamento vengono ora sfidati dall'emergente
rivoluzionaria unità planetaria. Separativismo, cupidigia, competizione ed irresponsabilità sono fuori moda, sono atteggiamenti superati perché inadatti a risolvere in modo appropriato i problemi di una dimensione nuova e globale; nuovi valori sono necessari.

Necessità di nuovi valori

« La trasformazione morale dell'uomo e del mondo da lui costituito è oggi la voce più importante
all'ordine del giorno della storia ». Pitirim A. Sorokin.
"Una visione chiara del futuro ordine mondiale (non in dettaglio, ma per linee ampie e generali); un
riconoscimento intelligente degli ostacoli ed impedimenti che ne bloccano l'attuazione; la decisa
volontà di intraprendere i passi necessari sul piano fisico, pagando il prezzo richiesto e compiendo i
sacrifici necessari: questi sono gli atteggiamenti essenziali per l'eliminazione degli ostacoli sulla strada del nuovo mondo di domani. Si tratta di una visione pratica, a lungo desiderata, ben vagliata e chiaramente tracciata. Gli ostacoli sembrano essere molti, ma si possono tutti riassumere in una parola sola: egoismo. Egoismo nazionale, razziale, politico, religioso ed individuale.

«Anche l'aspetto pratico sul modo di eliminare gli ostacoli può essere definito in modo semplice. La
visione emergerà come un fatto sulla Terra, quando gli individui, per volontà propria, avranno
sommerso i loro interessi personali nel bene del gruppo; quando il gruppo o i gruppi avranno fuso i
propri interessi nel bene nazionale; quando le nazioni avranno rinunciato ai loro propositi e mete
egoistiche per il bene internazionale, e quando queste giuste relazioni internazionali saranno fondate sul bene totale dell'umanità stessa. Così l'individuo può svolgere il suo ruolo nel più grande intero, ed il suo aiuto è così necessario da negare il senso di futilità individuale. All'uomo più insignificante, nel nucleo nazionale meno importante, giunge il richiamo di sacrificio e di servizio al gruppo di cui fa parte. Da ultimo l'umanità stessa verrà in tal modo spinta, quale unità integrata, al servizio della vita planetaria». Alice A. Bailey

La crisi attuale fa perno sul fatto che due vie sono in conflitto, un conflitto simile a quello sperimentato da ogni individuo che cerca di subordinare i propri desideri personali e lo stile di vita della personalità al bene dell'insieme maggiore e all'influenza della sua anima. Questa crisi può essere giustamente compresa sia in termini individuali che mondiali. In ogni gruppo e nazione si può notare l'esigenza che gli individui trascendano le proprie motivazioni egocentriche, nell'interesse della società in cui vivono.
Si può anche notare l'urgenza che le nazioni trascendano l'interesse nazionale in un mondo che,
fisicamente e sempre più psicologicamente, è divenuto Uno, con bisogni comuni e problemi che
richiedono una azione cooperativa e la distribuzione equa delle risorse del pianeta.

L'egoismo, nelle persone e nelle nazioni, è l'ostacolo più grande al progresso e alla prosperità mondiale in questo ventesimo secolo; l'egoismo violento viene identificato come causa prima del crimine e dei comportamento anti-sociale; è la causa del nazionalismo estremo e della sovranità assoluta che portano alla separatività, che creano antagonismi, infrangono le giuste relazioni tra le nazioni e provocano aggressione. Fondamentalmente la soluzione è semplice: nuovi valori per cui vivere sono necessari. E quando identificati, questi nuovi valori, per essere efficaci, hanno bisogno di essere accettati ed applicati su scala abbastanza ampia. Possono sembrare, queste, parole utopistiche, ma possono anche divenire più che semplici parole.

Nonostante le apparenze, oggi molte più persone, membri della famiglia umana, sono più consapevoli del bisogno, più consci del pericolo, e sono alla ricerca di nuovi valori, come mai prima nella storia dell'umanità. Questa crescente ondata di aspirazione ad una nuova visione è sottile e passa inosservata, eppure è là come i nove-decimi dell'iceberg. La coscienza di un numero crescente di uomini e di donne in tutto il mondo, provenienti da varie estrazioni, appartenenti a razze, religioni e culture diverse, sta aprendosi all'impressione spirituale. Queste persone non sono necessariamente «religiose» nel senso comune della parola: sono uomini e donne nei quali l'intuizione si è risvegliata sotto lo stimolo di un intelletto incalzante, le cui menti sono così subordinate al bene di gruppo e così prive di ogni senso di separativita che non esiste impedimento alcuno al contatto con il mondo dell'anima. L'impressione spirituale su menti libere come queste porta ad uno sforzo onnicomprensivo verso il miglioramento, l'elevazione e la comprensione umane, sforzo basato sulla cooperazione internazionale, sulla tolleranza reciproca e sulla partecipazione tra i popoli, sull’inclusività religiosa e sulle giuste relazioni.

Emerge con evidenza lampante il consapevole riconoscimento del bisogno di nuovi valori e di migliori norme da applicare ai problemi quotidiani delle nostre comunità sociali e nazionali. Lo si vede in tutti i campi della vita: ad esempio, nell'attuale enfasi, diffusa ovunque, su «legge ed ordine». Il tremendo aumento del crimine, piccolo e grande, dovuto in parte all'uso della droga, non potrà essere risolto da leggi più rigorose e fatte rispettare con maggiore severità; bisogna ammettere che è necessario andare alle cause del crimine, per affrontare il problema là dove ha origine. Ciò è molto più difficile, richiede molto più tempo e più costi che non la rigida applicazione della legge. Pochi «criminali» sono per loro natura viziosi o violenti: la maggior parte sono il prodotto del proprio ambiente, oppure vittime di un crollo psicologico. Le cause dell'aumento della criminalità si possono rintracciare, almeno in parte, nelle tecniche educative odierne che, con metodi competitivi, incoraggiano lo studente a pensare a sè stesso sempre più e a tutti i costi, ad andare avanti più del suo vicino, a far uso di qualsiasi mezzo, non importa quanto scorretto o disonesto, fintanto che possa continuare a servire allo scopo.

Queste cause possono anche essere rintracciate nel fallimento della religione istituzionalizzata di
insegnare e praticare i principi fondamentali di amore e di inclusività caratteristici di ogni credo
spirituale, e di evocare un senso di rispetto e di responsabilità verso ogni forma di vita. Possono essere rintracciate nella disperazione di una miseria abissale; nell'ingiustizia della discriminazione delle minoranze e nella negazione di eguali opportunità nella educazione e nel lavoro; nell'ingiustizia di rifiutare uguali diritti di cittadinanza, che sono garantiti a tutti in molti paesi dalle loro stesse costituzioni e all'Umanità nel suo insieme dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo.
Questi insuccessi, in campo educativo e religioso, uniti a pratiche politiche egoisticamente
irresponsabili ed a governi corrotti ed insensibili, hanno portato ad un collasso della struttura sociale e familiare. La necessità di un comportamento corretto ed etico nonché di auto-controllo è stata ignorata da tutti, aumentando così l'egoismo e la violenza. L'atteggiamento mentale è divenuto «ognuno per sé», condizione perfetta per il deterioramento del carattere e per una esistenza senza scopo e senza valori. Si tratta di insuccessi di governo a tutti i livelli, di guide fallimentari in tutti i campi.

Questo è la decima parte visibile dell'iceberg, la reazione negativa alla stimolazione spirituale; sotto di essa, tuttavia, sono state sicuramente gettate le fondamenta per costruire una struttura nuova e migliore e già i primi frutti stanno emergendo in forma riconoscibile nella vita umana. Dapprima vi è il riconoscimento di ciò che affligge questo piccolo pianeta, poi la comprensione di ciò che deve essere fatto, pervenendo in tal modo alla registrazione cosciente di quei valori ed energie spirituali che sono a disposizione e che debbono essere applicati. L'anima dell'umanità, riflettente il principio cristico, è la sorgente della vita spirituale dell'umanità, così come la personalità è la sorgente delle sue debolezze materiali. I valori che vengono ora enunciati e inseriti in progetti e proposte per il progresso umano sono qualità spirituali intrinseche, pienamente e liberamente disponibili per tutta l'umanità. Questi valori vengono ora inclusi nel lavoro e nella programmazione di scienziati, psicologi, insegnanti, economisti, uomini d'affari, lavoratori in campo religioso e uomini e donne di buona volontà.

Innalzando i valori spirituali come modo di vita, i valori egoistici e materiali che hanno dominato così a lungo gran parte della società umana, si rivelano chiaramente logori, meschini, disonesti, degeneranti, ingiusti ed indegni delle capacità odierne dell'uomo, un vero detrimento al genere di mondo che stiamo cercando di creare, e letteralmente sorpassati come stile di vita.

L’Uomo e la natura come basi per nuovi valori

«Quale capolavoro è l'uomo! Quanto nobile la sua ragione! Quanto infinite le sue facoltà! Quanto è
perfetto ed ammirevole nella forma e nei movimenti! Nell'azione, come somiglia ad un angelo!
Nell'intelletto, come è simile ad un Dio! Che meraviglia del mondo! Che modello per gli animali!».
Shakespeare.
Avendo riconosciuto il bisogno di nuovi valori, dove trovare per essi quelle fondamenta che non
esortino semplicemente gli uomini a mettere in pratica i valori spirituali per necessità, ma che
forniscano pure ispirazione e gioia? L'umanità ha bisogno della prospettiva di uno scopo nuovo e
gioioso; tuttavia, da quale fonte può derivare tale prospettiva che includa in pari tempo una visione
convincente? Se davvero esiste un fondamento nell'autenticità dei valori e degli scopi spirituali, esso deve essere trovato nell'uomo stesso e nell'universo: infatti, con implicazioni semplicemente
rivoluzionarie, gli sviluppi pionieristici della scienza moderna ci rivelano che proposito e valore
spirituali sembrano intrinseci della natura dell'uomo e dell'universo.

Nel loro studio della natura, il macrocosmo, gli scienziati sono portati sempre più a riconoscere che il pianeta, se non anche l'universo, è un unico sistema interdipendente la cui armonia dipende dal buon funzionamento di un intrinseco ordine naturale. Uno dei principali sostenitori di questa visione
macrocosmica del mondo è Edward Haskell, il quale, in collaborazione con una èquipe
interdisciplinare di scienziati ha formulato nel suo libro «Full Circle: The Moral Force of Unified
Science» («Circolo chiuso: la forza morale della Scienza Unificata») una visione del mondo su basi
empiriche nella quale si considera l'universo come un tutto evolventesi in modo dinamico, un'unità in cui esiste una tendenza verso valori positivi.

Secondo Haskell, l'universo è ciò che egli chiama una «gerarchia di sistemi». In essenza, un sistema è il rapporto tra un componente del sistema ed il suo ambiente, il quale può essere costituito sia da altri componenti del sistema che da altri sistemi. L'universo è visto come un sistema maggiore contenente in sè tutti i sistemi minori, non in modo casuale bensì in ordine gerarchico. Come le particelle subatomiche interagiscono reciprocamente a formare gli atomi e gli atomi interagiscono per formare le molecole, così anche negli altri regni fino a quello minerale, vegetale, animale ed umano, ogni sistema ha una intima relazione di causa ed effetto con l'intera gerarchia di sistemi. Ad ogni livello, tutte le unità di quel livello sono in relazione l'una con l'altra e con tutti gli altri livelli all'interno della gerarchia. Ogni sistema o livello contiene in sé tutti i sistemi minori ed è a sua volta contenuto in un sistema più ampio.

Nonostante la diversità di forme in cui l'universo si può manifestare, alla loro base esistono un ordine e una unità. Ciò che è soprattutto di rilievo come base scientifica per i valori spirituali, è il fatto che la gerarchia dei sistemi è caratterizzata dall'unità, dall'interrelazione e dall'inclusività. Dalla più bassa alla più elevata, esiste un tessuto di vita che collega tutte le forme; affinché l'uomo sia in armonia: con l'ordine centrale dell'universo, bisogna che sia praticata l'inclusività con i suoi principi corollari di servire il bene comune, di responsabilità e di cooperazione. Ugualmente significativo nella visione del mondo di Haskell è che l'universo non si trova in condizioni statiche, ma l'intero con tutte le sue componenti è in processo di evoluzione, di divenire, e se guardassimo nella direzione in cui la vita sta manifestamente evolvendosi, vedremo che essa è orientata verso valori positivi.

Quando si traccia l'emergere della vita, essa sembra evolvere da uno stato di disordine verso uno stato sempre crescente di ordine e di complessità; ad esempio, a partire dalle particelle subatomiche, queste si combinano per creare un ordine nuovo e più elevato e una complessità maggiore che risulta nell'atomo. Tracciando l'evoluzione della vita attraverso tutti i vari regni fino al suo punto più alto la mente umana e la società che ne consegue, Haskell conclude che l'universo evolve verso una direzione il cui punto terminale egli chiama Omega, in modo simile ai concetti di Teilhárd de Chardin.
L'importanza di questa visione del mondo è che, per la prima volta, viene fornito un ordine centrale
empirico in funzione del quale valutare l’appropriatezza delle proprie azioni. Come fa notare Haskell, nell'universo è implicita una legge morale che potrebbe essere definita come segue: le qualità o le caratteristiche di un sistema sono determinate dal modo in cui le unità di quel sistema interagiscono l'un l'altra e con gli altri sistemi. Un modo diverso di definire tale legge è: «Raccoglierai ciò che avrai seminato», vale a dire, il destino degli uomini e delle nazioni è determinato dai valori che governano le loro decisioni. L'autore inoltre afferma: «Quando dico che il mondo è giunto a un circolo chiuso, voglio dire che siamo arrivati a riconoscere che la Legge Morale e quella Naturale sono la stessa cosa.

Oggettivamente, però, l'uomo è libero di scegliere la misura della sua sottomissione volontaria
all'armonia generale della Natura».

Affrontando lo studio scientifico del macrocosmo da un punto di vista ecologico, Barbara Ward e René Dubos nel loro «Una sola Terra» (Only one Earth) sono pervenuti ad una conclusione simile: «La cosa sorprendente riguardo alla nostra comprensione approfondita della realtà negli ultimi 40 o 50 anni, è il grado in cui essa conferma e rafforza tante delle antiche intuizioni morali dell'uomo. I filosofi ci hanno sempre detto che siamo “uno”, parte di una più grande unità che trascende i nostri particolari bisogni ed esigenze locali. Essi ci hanno detto che tutte le creature viventi sono tenute insieme in un intricatissimo tessuto di interdipendenza. Ci hanno anche detto che l'aggressione e la violenza, spezzando ciecamente questa delicata relazione, potrebbero condurci alla distruzione e alla morte. Queste si possono considerare intuizioni ricavate principalmente dallo studio della società e del comportamento umano; ciò che noi apprendiamo oggi è che si tratta di descrizioni veritiere del modo in cui il nostro universo funziona realmente».

Per quanto rivoluzionaria, l'emergente visione del macrocosmo non è tuttavia l'unico risultato di una
crescente massa di dati scientifici che fornisce una base empirica per i valori spirituali; ugualmente
profondi sono i nuovi sviluppi nel campo psicologico che sono indicativi di come i valori siano innati nell'uomo, il microcosmo. Oltre al behaviorismo e alla scuola freudiana, esiste ora in psicologia una nuova scuola di pensiero conosciuta come « La Terza Forza » o psicologia umanistica, e tra i suoi molti eminenti sostenitori, risulta particolarmente importante il lavoro di Abraham Maslow. Per apprezzarne l'opera è utile capire il suo approccio allo studio della natura umana. Maslow notò che le scuole freudiana e behavioristica facevano derivare le rispettive teorie della natura umana dallo studio del comportamento animale, anormale e normale. Pertanto, egli ipotizzò che se si voleva tentare di definire la natura umana non ci si doveva limitare a queste aree di studio, ma si sarebbe dovuto invece guardare alle “altezze” della natura umana e da lì determinare ciò che essa è e di cosa è capace. Impiegando tale metodo, Maslow studiò ciò che egli definì “persone auto-realizzantesi” e da questo lavoro derivò la sua «psicologia dell'essere», in cui i valori sono riconosciuti come aspetti intrinseci della natura umana.

Nella teoria di Maslow esistono tre elementi fondamentali: una basilare natura centrale comune a
tutta l'umanità, una gerarchia di bisogni ed il processo di attualizzazione del sé. Dalla sua ricerca,
Maslow conclude che in ogni persona esiste una intrinseca natura umana che incorpora valori, quali
verità, bontà, bellezza, universalità, giustizia, ordine, semplicità. Ognuno di noi è venuto al mondo con questo nucleo interiore latente e lo scopo della vita è di realizzarlo; all'inizio si tratta di un semplice potenziale, ma attraverso la vita, ogni individuo è destinato ad evolverlo in una reale espressione vivente. Così come la ghianda è spinta a diventare una quercia, ogni individuo è spinto verso l'espressione della sua piena umanità. Il processo che porta alla manifestazione della natura interiore è l'auto-realizzazione.

La gerarchia dei bisogni può essere considerata come il modo in cui il processo di auto-realizzazione è espresso nella vita esteriore. Affinché una persona possa perseguire ideali quali la verità, la bontà, la bellezza, deve prima aver soddisfatto i suoi più basilari bisogni primari, quali gli istinti puramente fisiologici, il senso di sicurezza di amore e di appartenenza; questi sono disposti insieme a molti altri, in una scala di priorità in cui i più fondamentali bisogni primari sono i più potenti; e solo quando essi siano stati soddisfatti in una certa misura riescono ad emergere i bisogni più elevati. In cima alla scala vi è il bisogno di realizzazione dei Sé, quando il bisogno di portare alla luce l'essenza naturale interiore diviene la principale forza motivante nell'individuo. Con il compimento della gerarchia dei bisogni, ecco manifestato integralmente l'uomo nella sua piena totalità.

Maslow così propone: «Una prima implicazione che si può trarre da queste proposizioni è che esse
affermano l'esistenza dei più alti valori entro la stessa natura umana, dove attendono di essere
scoperti». Così strettamente in rapporto all'idea dell'anima umana, il Sé è uno dei concetti cardine della psicologia della “terza forza”, così come lo è il bisogno della sua realizzazione. Pertanto il campo della psicologia fornisce una motivazione gioiosa al mettere in pratica i valori spirituali: la piena realizzazione della propria umanità.

Nel loro, insieme, le scoperte scientifiche recenti riguardanti sia il macro che il microcosmo, offrono al tempo stesso una ragione invocativa ed un imperativo per la espressione dei principi spirituali delle questioni umane. Sia l'universo che l'uomo sono in processo di divenire. Ciascuno dei due contiene entro la propria natura una stessa tendenza di valori che se non viene rispettata conduce inevitabilmente alla malattia e alla morte.

Valori per cui vivere

Il destino degli uomini e delle nazioni è determinato dai valori che governano le loro decisioni. I
problemi principali da affrontare in questo mondo che cambia sono identificabili e, anche se i mezzi
per risolverli non sono altrettanto evidenti, essi esistono. Si tratta in massima parte di una questione di scelta: se vogliamo, abbiamo l'intelligenza, l'immaginazione, l'esperienza, la conoscenza, ed ogni altra risorsa per migliorare la qualità della vita di tutta l'umanità. Pertanto, il nostro più grande problema consiste nel sapere che cosa vogliamo e come decidiamo; è un problema di carattere e di valori, riguardante 1e mete e gli obiettivi che ci proponiamo in un mondo che nella sua natura essenziale e nell'energia della vita stessa, è “Uno”, uno nel destino che tutti condividiamo quale regno della natura, ed uno nella interdipendenza e nella interazione di tutti gli aspetti della vita su un pianeta che è fisicamente uno.

Poiché le nostre crisi mondiali oggigiorno derivano fondamentalmente dai valori secondo i quali
scegliamo di vivere, la loro soluzione può essere meglio identificata in termini di valori e di principi.
Per secoli l'uomo si è distinto per il suo egoismo, la sua avidità ed aggressività, e le nazioni per il loro nazionalismo, sovranità ed auto-accentramento. Questi difetti caratteriali, uniti alla paura e al sospetto basati sull'istinto primitivo di sopravvivenza e di perpetuazione della specie, sono all'origine delle sue tendenze bellicose. Così vi è paura, avidità, egoismo, basi di tutta la violenza e l'aggressività su scala locale, nazionale ed internazionale, aggravate nel corso di questo secolo, dal materialismo. La produzione, il commercio e l'uso di armamenti mortali formano un'industria che guadagna enormi profitti e che detiene influenza e potere politico; essa ha paralizzato le nostre capacità e soffocato la nostra volontà di nutrire, vestire, dare un tetto, educare la gente cui manca tutto questo, e tale mostruoso cancro è talmente intricato con le economie nazionali e con la struttura politico-sociale, da resistere con successo a tutti gli sforzi di controllarlo e di ridurlo a proporzioni tali da riflettere in modo più equo il suo valore reale di difesa di una nazione.

Pertanto, dato che la struttura stessa è inespugnabile, dobbiamo fare attenzione agli atteggiamenti
umani mentali e spirituali che sono i responsabili della creazione e del mantenimento di ogni forma di vita, ivi comprese le ideologie e gli obiettivi nazionali. Sono gli atteggiamenti umani a determinare la qualità della vita, i valori accettati, i modelli di vita, le decisioni e le scelte che servono alla crescita e al progresso, o che mantengono e perpetuano lo status quo. Gli atteggiamenti del cuore e della mente possono cambiare; essi precedono sempre il cambiamento e la crescita in qualsiasi individuo, razza, gruppo o nazione, e costituiscono il fattore coscienza, riflettendo i principi e gli ideali accettati come basi di vita. Un'epoca piena di fermenti come quella odierna è indicativa di un profondo cambiamento della coscienza; esso implica il rifiuto di ideali e di atteggiamenti non più accettabili come misura di una vita giusta, e permette di avvicinarsi ad idee più proporzionate ai bisogni e agli avvenimenti del mondo odierno.

Così i principi che dovrebbero controllare un nuovo ordine mondiale per l'umanità intera possono
emergere con chiarezza ed avere influenza sulle coscienze umane, con un impatto notevole sui cuori e sulle menti, cristallizzandosi negli atteggiamenti e nel comportamento, con conseguenti effetti pratici sulla vita quotidiana. Potremmo definire alcuni di tali principi ed ideali in questi termini:

1) il separativismo che ha caratterizzato la vita umana sulla Terra per migliaia di anni può oggi lasciare il posto, in questa struttura mondiale interrelata, ad atteggiamenti di inclusività, a giusti rapporti e alla buona volontà tra gli uomini e tra le nazioni, favorendo la pace sulla Terra.

2) L'egoismo e l’egocentrismo che hanno determinato la nostra lotta per la sopravvivenza, per l'identità e la supremazia, possono essere sostituiti dall'altruismo e dal sacrificio di sé nell'interesse di una più ampia unità. La volontà di amare e la volontà di servire il bene comune riflettono il principio della cooperazione che è l'antitesi dell'egocentrismo competitivo.

3) Il materialismo dell'uomo del 20° secolo con la sua capacità di produrre oggetti materiali, può essere trasceso con la realizzazione che, nella vita quotidiana, la qualità, più della quantità, contribuisce ad una vita giusta e felice. Una vita vissuta qualitativamente dipende da una scala di valori spirituali: condotta morale, integrità, onestà, senso di responsabilità e di partecipazione, interesse ed impegno in attività pratiche verso il bene di gruppo. Ciò che va bene per tutti, va bene per ciascuno.

4) I rapporti internazionali e tra società sono stati caratterizzati per lungo tempo dall'irresponsabilità.
Agendo solo nel proprio interesse, reclamando i propri diritti e libertà, ignorando i diritti altrui, ogni
nazione ha creato una minaccia alla sopravvivenza umana. Una ignorante noncuranza del delicato
equilibrio esistente fra tutti i regni della natura, ha messo a repentaglio l'intero sistema ecologico
planetario. Un comportamento responsabile è l'unico rimedio. Ogni individuo ed ogni istituzione
organizzata hanno una responsabilità personale verso l'ambiente immediato e verso il mondo di cui
sono parti integranti. L'accettazione della responsabilità personale nei piccoli e grandi problemi
propone un esempio contagioso ed irresistibile.

5) La società umana ha attualmente la tendenza a distruggere prima che a costruire e il cinismo
reazionario è diventato un atteggiamento mentale abituale, dagli effetti distruttivi. L'uomo, tuttavia, è al tempo stesso un essere spirituale e materiale; nella sua intima natura, egli è essenzialmente divino ed il processo evolutivo consiste nella sua crescente consapevolezza di questo fatto. Egli possiede la capacità di conoscenza, di amore, di compassione e l'abilità di organizzare queste capacità per scopi specifici. Egli è perciò sempre suscettibile di atteggiamenti e comportamenti migliori e di una dimostrazione più attiva del suo potenziale spirituale. Credere nell'uomo come un essere innatamente spirituale e nella fondamentale integrità del cuore dell’umanità, fornisce un incentivo ed un valore alla vita che ispira atteggiamenti ed azioni costruttive.

Ecco pertanto cinque valori secondo cui gli uomini possono scegliere di vivere.
1° Inclusività.
2° Altruismo.
3° Accrescimento della qualità della vita quotidiana.
4° Responsabilità personale.
5° Fiducia nella potenziale bontà dell'uomo.

Sono valori semplici, sia pratici che idealistici. Se compresi, accettati e messi in pratica con sincerità dagli individui in tutti i rami della vita, in ogni società e nazione, la qualità ed il modo di vita di quelle stesse società e nazioni potranno cambiare. I gruppi e le nazioni sono formati dagli individui che vi appartengono. La qualità delle persone e i valori secondo i quali scelgono di vivere determinano la qualità della vita nazionale e di ogni tipo di leadership; essi determinano la scelta delle linee politiche, delle priorità economiche e degli obiettivi sociali e nazionali; e queste sono questioni che riguardano tutti. Valori giusti e costruttivi costituiscono il mezzo pratico per produrre un modo di vita qualitativo per il genere umano.

Valori ed individuo

«Arriverà il tempo, nella storia dell'umanità. che un tale numero di persone sarà sensibile ai problemi e ai valori spirituali più sottili da rendere impossibili -per sempre su vasta scala i vecchi atteggiamenti e le vecchie attività». Alice A. Bailey

La visione di pace, di giustizia, di sicurezza, di progresso e di abbondanza, cioè di una vita qualitativa per tutta l'umanità, non è un sogno sterile. Allorché non siano accaparrate dall'avidità umana, le risorse abbondanti dei pianeta sono a disposizione di tutta l'umanità, e ora l'uomo possiede anche la tecnologia per vestire e dare un tetto a tutta la sua specie. Negli ultimi tre secoli, l'idea dei diritti umani si è ancorata fermamente nella coscienza umana; la comprensione da parte dell'uomo di questi diritti, e dei doveri che li accompagnano, può ora fornire una struttura su cui lavorare al fine di raggiungere relazioni armoniose. Negli strumenti a portata di mano e nella crescente comprensione della necessità di rette relazioni umane su tutto il pianeta il seme del nuovo ordine mondiale giace latente ed in forma evidente in questa epoca di crisi. Ma come esternare ed ancorare tale visione. In definitiva, essa deve cominciare nel cuore e nelle menti di ciascun individuo in tutto il mondo. L'umanità, le nazioni, i gruppi, le comunità e le famiglie, tutti sono in ultima analisi formate da individui. Quando gli atteggiamenti degli individui cambiano vi è un corrispondente cambiamento delle scelte prioritarie delle nazioni e quando un numero sufficiente di individui avrà trasformato la propria vita per esprimere inclusività, altruismo, qualità spirituale, responsabilità personale e fiducia nella potenziale bontà dell'uomo, allora gli affari del mondo saranno trasformati e la visione diverrà realtà. Perciò, sono i cuori e le menti degli uomini e delle donne, in tutto il mondo, che hanno bisogno dì essere trasformati.

Dal riconoscimento della propria innegabile relazione con ogni altra forma di vita sul pianeta,
germoglia la comprensione della responsabilità personale di vivere come cittadino planetario e di
trasformare i propri atteggiamenti di conseguenza. A differenza dell'applicazione errata, repressiva e puritana fatta in passato dei valori spirituali, questi possono essere ora riconosciuti come modo di vita liberatorio e soddisfacente. Oltre a portare alla realizzazione del Sé e al completamento dell'individuo, la loro espressione incoraggia in pari tempo la realizzazione del potenziale dell'umanità e delle promesse del futuro. Allorché siano alimentati dalla meditazione e dalla riflessione sul significato, scopo ed applicazione dei valori spirituali, e se energizzati da una volontà determinata a dare loro una espressione vivente, questi valori possono essere riconosciuti come pratici.

La loro applicazione varierà a seconda delle circostanze. Eppure saranno sempre riconoscibili come
giusto pensiero, giusto sentimento e giusta azione. L'individuo la cui vita è espressa quotidianamente in termini di giusti valori può essere visto e pensato quale un punto di luce; nei suoi contatti con gli altri nella vita quotidiana, gli effetti del suo modo di vivere possono essere osservati nell'irradiamento di nuovi, scintillanti punti di luce che evocano altre fiammelle ad un sempre maggiore scintillio.
Attraverso l'esempio personale, con la discussione intelligente dei problemi mondiali, attraverso il
silenzio e nell'espressione di questi valori nei propri rapporti con la famiglia, gli amici, i soci d'affari e con la comunità, i gruppi e le nazioni con i quali si è associati: ogni giorno offre incalcolabili opportunità. Quando ci saranno abbastanza uomini e donne di buona volontà che esprimano attivamente i nuovi valori, il mondo sarà infiammato dalle possibilità di trasformazione.

Prima di procedere oltre in questa era, gli uomini e le nazioni debbono riesaminare ciò a cui danno
valore e le priorità secondo le quali continueranno a modellare il loro futuro. Gli uomini e le donne di tutto il mondo devono considerare ora «Qual è la struttura morale ed etica in cui stiamo vivendo:
l'intelaiatura del nostro lavoro come nazione, come individui, come istituzioni, delle nostre relazioni
con gli altri e con il mondo? Noi continuiamo con le nostre occupazioni, ma qual è il proposito e lo
scopo di tutta questa energia?». Queste domande non possono essere delegate alle autorità e agli
esperti. Domande come queste riguardano la vita di tutti e come tali, la gente di tutto il mondo
dovrebbe prendere parte a questo riesame.

A tutti i livelli, dalla famiglia alla nazione, gli uomini e le donne di buona volontà possono aiutare ad iniziare discussioni su questi problemi vitali. e possono, attraverso il loro esempio personale e il loro pensiero ponderato, aiutare ad indicare i principi sui quali il futuro ordine mondiale dovrebbe essere costruito. Qui di seguito sono riportate in forma di affermazioni di principio alcuni dei valori che sono necessari per promuovere la qualità della vita di ogni giorno. Esse vengono realizzate dappertutto nel mondo in modi diversi, come un'ispirazione per l'azione locale. Usiamole anche noi.

Scegliamo di servire il bene comune

La carta delle Nazioni Unite dichiara che «Noi Popoli delle Nazioni Unite siamo risoluti a
salvare le generazioni future dal flagello della guerra… a riaffermare la fede nei diritti umani
fondamentali, nella dignità e nel valore della persona umana… a stabilire condizioni sotto le quali
possano essere mantenute la giustizia ed il rispetto per le obbligazioni derivanti dai trattati e dalle altre fonti del diritto internazionale… a promuovere il progresso sociale e migliori livelli di vita in una più ampia libertà».

A partire dalla seconda guerra mondiale il mondo diventato diviso, sconvolto e polarizzato: nazioni
contro nazioni sviluppate o in via di sviluppo, prospere od affamate, razza contro razza, religione
contro religione, oppressore ed oppresso. Il benessere generale di tutti è un ideale perduto
nell'accaparramento egoistico degli uomini e delle nazioni decisi a prendere sempre più mentre altri
sono costretti a perdere o dare ancora e sempre di più.

Perdendo un valore fondamentale, la posterità stessa è minacciata. Per rovesciare questa egoistica
tendenza distruttiva noi, la gente, possiamo dimostrare una consacrazione al bene comune.
Ristabiliamo l'unità, la tranquillità, la sicurezza, il benessere e la libertà in tutto il mondo. Ciò che è
bene per tutte le genti ovunque è bene per ciascuno. SERVIRE IL BENE COMUNE E' UN VALORE PER CUI VIVERE

Scegliamo di praticare il principio della cooperazione

Nelle epoche oscure dei separativismo umano, della rivalità e della auto-preservazione, gli uomini
venivano educati ad una competitività aggressiva. Oggi lo spirito competitivo non assicura più il
benessere ed il progresso umano; una maggiore luce mentale e una più vasta comprensione richiedono nuovi approcci nei rapporti umani: la razza umana nel suo insieme, e gli individui che ne fanno parte trarranno un maggiore beneficio da una cooperazione attiva delle singole unità, gruppi e Stati di cui è composta.

La cooperazione è un principio spirituale, da “Nuova Era”. Essa rivela un senso di apprezzamento per i meriti, il valore e la qualità degli altri; attraversa ogni frontiera e trascende le divisioni naturali di razza, religione ed ideologia; stabilisce la possibilità di una sintesi di partecipazione in cui il meglio, proveniente dalle varie parti, può essere unito insieme a servire gli interessi del più grande intero.

La cooperazione dipende dalla energia attiva della buona volontà. La Buona Volontà è «amore in
azione»; è la volontà verso ciò che è bene per tutti; scorre come una forza positiva tra coloro che
accettano tutti gli uomini come pari e come fratelli, aventi tutti diritto alla spartizione delle risorse della Terra. Stabilisce giuste relazioni e può condurre alla pace tra gli uomini. Cooperiamo per il bene comune. IL PRINCIPIO DELLA COOPERAZIONE E' UN VALORE PER CUI VIVERE

Scegliamo la verità come la chiave di volta della società

Gli atteggiamenti egoisti e separativi portano inevitabilmente alla distorsione e al ripudio della verità: una società accecata in questo modo degenera in disonestà, corruzione e cinismo.
L'umanità ha sviluppato la tendenza a prendere e a non dare, ad afferrare e a non condividere. Tuttavia la razza umana è una, ed il mondo è di fatto interdipendente; pertanto le condizioni di disonestà e di corruzione di alcuni alla fine indeboliranno l'intero tessuto della società, coinvolgendo tutti.

Fondamentale ad ogni verità è il fatto di una sola umanità. L'onestà ed una condotta leale debbono
scaturire dalla realizzazione consapevole che nell'ingannare un altro, inganniamo noi stessi;
condividere con gli altri aumenta il benessere generale ed arricchisce la qualità di tutta la vita.
Sosteniamo senza timore la verità e fondiamo le nostre azioni sui principi e non sugli espedienti.
SERVIRE LA VERITA' E' UN VALORE PER CUI VIVERE


Scegliamo di accrescere la qualità della vita di ogni giorno

Per secoli la vita quotidiana dell'umanità è stata dominata dal materialismo, dall'acquisizione di cose e di denaro o dalle privazioni dovute alla mancanza di denaro. Lo sviluppo industriale e tecnologico ha incoraggiato questo stile di vita ed ha indotto una sindrome “di quantità” che minaccia di soffocare il mondo. La demoralizzazione umana e la corrosione dei valori sociali e spirituali ne sono i risultati inevitabili.

Oggi, forte e chiara, si innalza la richiesta di nuovi valori, migliori norme di comportamento, e di un
avanzamento verso la semplicità e la qualità in ogni aspetto della vita di ogni giorno. Le “Quattro
Libertà” (libertà di pensiero, di espressione, di azione e di fede) ed uguali opportunità di praticarle
ovunque, implicano una auto-limitazione ed oblio di sé da parte di ognuno, affinché tutti possano
beneficiarne.

Un impegno morale ed un cambiamento nella coscienza sono necessari per promuovere un ambiente “di qualità”. Il cuore dell'umanità è sano. Dimostriamo, pertanto, queste qualità.
LA QUALITA' SPIRITUALE DELLA VITA DI OGNI GIORNO E' UN VALORE PER CUI VIVERE

Scegliamo di accettare la responsabilità per il bene comune

Il senso di responsabilità è la qualità rilevante di coloro in cui si sta risvegliando la “nuova coscienza” che si manifesta in:
INCLUSIVITA: che riflette una universalità di vedute.
RELAZIONE: che conosce tutti gli uomini quali uno in essenza.
EQUILIBRIO: che produce un pensiero chiaro e privo di pregiudizi.
REALISMO: che accetta fatti e cose come essi sono.
INIZIATIVA: che promuove il cambiamento verso ciò che dovrebbe essere attraverso l'accettazione
della responsabilità personale.
CREATIVITA': che trascende l'ambizione personale, rendendo così la mente libera di ricevere
ispirazione e percepire idee veramente nuove.
AMORE DELLA VERITA': che afferma che mentre ogni concetto di verità è parziale e relativo, la
verità nella vita quotidiana implica onestà, condotta leale, e “giuste” relazioni.
SENSO DEI VALORI: che comprende che i valori del passato sono inadeguati alla qualità della vita umana da far evolvere oggi.
SENSO DI GIUSTIZIA SOCIALE: che comprende che la lotta per la libertà e l'eguaglianza è la causa fondamentale della maggior parte dei problemi sociali del mondo
VIRTU’ ETERNE: che si riconoscono nelle basi perenni, fondamentali, spirituali dalle quali il
progresso umano è soprattutto dipeso. Esse includono altruismo, amore, compassione, il dovere, la
generosità, l'operosità o la gioia nel lavoro, fiducia e credibilità, l'integrità personale, dedizione ed
impegno verso il bene di gruppo, e la capacità di azione ferma e risoluta.

La “nuova coscienza” è una nuova rivelazione dell'anima in molti individui, che va manifestando la
sua energia spirituale nelle questioni della vita di ogni giorno. Dimostriamo queste qualità.
L'AZIONE RESPONSABILE E' UN VALORE PER CUI VIVERE

«Sicuramente la ricerca umana del significato e dei valori suscita una tensione interiore piuttosto che un equilibrio. Tuttavia, proprio questa tensione è un requisito indispensabile per la salute mentale. Non vi è nulla al mondo, oserei dire, che possa aiutarci efficacemente a sopravvivere, persino nelle peggiori condizioni, come il sapere che la propria vita ha un significato». Viktor E. FrankI -Mans Search for Meaning (La ricerca umana del significato)


Che questo scritto possa essere utile a molti.

Per info:
luiscer@tiscali.it

Sito web:
www.vitamigliore.org

06 dicembre 2011

il Colombre

Oggi vi propongo questo interessante brano di Dino Buzzati:

da : Il colombre

Quando Stefano Roí compí i dodici anni, chiese in regalo a suo padre, capitano di mare
e padrone di un bel veliero, che lo portasse con sé a bordo.
«Quando sarò grande» disse «voglio andar per mare come te. E comanderò delle navi
ancora pi'u' belle e grandi della tua. »
« Che Dio ti benedica, figliolo » rispose il padre. E siccome proprio quel giorno il suo
bastimento doveva partire, portò il ragazzo con sé.
Era una giornata splendida di sole; e il mare tranquillo. Stefano, che non era mai stato
sulla nave, girava felice in coperta, ammirando le complicate manovre delle vele. E
chiedeva di questo e di quello ai marinai che, sorridendo, gli davano tutte le spiegazioni.
Come fu giunto a poppa, il ragazzo si fermò, incuriosito, a osservare una cosa che
spuntava a intermittenza in superficie, a distanza di due-trecento metri, in
corrispondenza della scia della nave.
Benché il bastimento già volasse, portato da un magnifico vento al giardinetto, quella
cosa manteneva sempre la distanza. E, sebbene egli non ne comprendesse la natura,
aveva qualcosa di indefinibile, che lo attraeva intensamente.
Il padre, non vedendo Stefano piú in giro, dopo averlo chiamato a gran voce invano,
scese dalla plancia e andò a cercarlo.
« Stefano, che cosa fai lí impalato? » gli chiese scorgendolo infine a poppa, in piedi,
che fissava le onde.
« Papà, vieni qui a vedere. »
Il padre venne e guardò anche lui, nella direzione indicata dal ragazzo, ma non riuscí a
vedere niente.
« C'è una cosa scura che spunta ogni tanto dalla scia » disse « e che ci viene dietro. »
« Nonostante i miei quarant'anni » disse il padre « credo di avere ancora una vista
buona. Ma non vedo assolutamente niente. »
Poiché il figlio insisteva, andò a prendere il cannocchiale e scrutò la superficie del mare,
in corrispondenza della scia. Stefano lo vide impallidire.
« Cos'è? Perché fai quella faccia? »
« Oh, non ti avessi ascoltato » esclamò il capitano. « Io adesso temo per te. Quella
cosa che tu vedi spuntare dalle acque e che ci segue, non è una cosa. Quello è un
colombre. E’ il pesce che i marinai sopra tutti temono, in ogni mare del mondo. E’ uno
squalo tremendo e misterioso, piú astuto dell'uomo. Per motivi che forse nessuno
saprà mai, sceglie la sua vittima, e quando l'ha scelta la insegue per anni e anni, per
una intera vita, finché è riuscito a divorarla. E lo strano è questo: che nessuno riesce a
scorgerlo se non la vittima stessa e le persone del suo stesso sangue. »« Non è una
favola? »
«No. Io non l'avevo mai visto. Ma dalle descrizioni che ho sentito fare tante volte, l'ho
subito riconosciuto. Quel muso da bisonte, quella bocca che continuamente si apre e
chiude, quei denti terribili. Stefano, non c'è dubbio, purtroppo, il colombre ha scelto te e
finché tu andrai per mare non ti darà pace. Ascoltami: ora noi torniamo subito a terra,
tu sbarcherai e non ti staccherai mai piú dalla riva, per nessuna ragione al mondo. Me
lo devi promettere. Il mestiere del mare non è per te, figliolo. Devi rassegnarti. Del
resto, anche a terra potrai fare fortuna.» Ciò detto, fece immediatamente invertire la
rotta, rientrò in porto e, coi pretesto di un improvviso malessere, sbarcò il figliolo.
Quindi ripartí senza di lui.

Profondamente turbato, il ragazzo restò sulla riva finché l'ultimo picco dell'alberatura
sprofondò dietro l'orizzonte. Di là dal molo che chiudeva il porto, il mare restò
completamente deserto. Ma, aguzzando gli sguardi, Stefano riuscí a scorgere un
puntino nero che affiorava a intermittenza dalle acque: il "suo" colombre, che incrociava
lentamente su e giú, ostinato ad aspettarlo.
Da allora il ragazzo con ogni espediente fu distolto dal desiderio del mare. Il padre lo
mandò a studiare in una città dell'interno, lontana centinaia di chilometri. E per qualche
tempo, distratto dal nuovo ambiente, Stefano non pensò piú al mostro marino. Tuttavia,
per le vacanze estive, tornò a casa e per prima cosa. appena ebbe un minuto libero, si
affrettò a raggiungere l'estremità del molo, per una specie di controllo, benché in fondo
lo ritenesse superfluo. Dopo tanto tempo, il colombre, ammesso anche che tutta la
storia narratagli dal padre fosse vera, aveva certo rinunciato all'assedio.
Ma Stefano rimase là, attonito, col cuore che gli batteva. A distanza di due-trecento
metri dal molo, nell'aperto mare, il sinistro pesce andava su e giú, lentamente, ogni
tanto sollevando il muso dall'acqua e volgendolo a terra, quasi con ansia guardasse se
Stefano Roi finalmente veniva.
Cosí, l'idea di quella creatura nemica che lo aspettava giorno e notte divenne per
Stefano una segreta ossessione. E anche nella lontana città gli capitava di svegliarsi in
piena notte con inquietudine. Egli era al sicuro, sí, centinaia di chilometri lo separavano
dal colombre. Eppure egli sapeva che, di là dalle montagne, di là dai boschi, di là dalle
pianure, lo squalo era ad aspettarlo. E, si fosse egli trasferito pure nel piú remoto
continente, ancora il colombre si sarebbe appostato nello specchio di mare piú vicino,
con l'inesorabile ostinazione che hanno gli strumenti del fato.

Stefano, ch'era un ragazzo serio e volonteroso, continuò con profitto gli studi e, appena
fu uomo, trovò un impiego dignitoso e rimunerativo in un emporio di quella città. Intanto
il padre venne a morire per malattia, il suo magnifico veliero fu dalla vedova venduto e il
figlio si trovò ad essere erede di una discreta fortuna. Il lavoro, le amicizie, gli svaghi, i
primi amori: Stefano si era ormai fatto la sua vita, ciononostante il pensiero del
colombre lo assillava come un funesto e insieme affascinante miraggio; e, passando i
giorni, anziché svanire, sembrava farsi piú insistente.

Grandi sono le soddisfazioni di una vita laboriosa, agiata e tranquilla, ma ancora piú
grande è l'attrazione dell'abisso. Aveva appena ventidue anni Stefano, quando, salutati
gli amici della città e licenziatosi dall'impiego, tornò alla città natale e comunicò alla
mamma la ferma intenzione di seguire il mestiere paterno. La donna, a cui Stefano non
aveva mai fatto parola del misterioso squalo, accolse con gioia la sua decisione.
L'avere il figlio abbandonato il mare per la città le era sempre sembrato, in cuor suo, un
tradimento alle tradizioni di famiglia.

E Stefano cominciò a navigare, dando prova di qualità marinare, di resistenza alle
fatiche, di animo intrepido. Navigava, navigava, e sulla scia del suo bastimento, di
giorno e di notte, con la bonaccia e con la tempesta, arrancava il colombre. Egli sapeva
che quella era la sua maledizione e la sua condanna, ma proprio per questo, forse, non
trovava la forza di staccarsene. E nessuno a bordo scorgeva il mostro, tranne lui.
« Non vedete niente da quella parte? » chiedeva di quando in quando ai compagni,
indicando la scia. « No, noi non vediamo proprio niente. Perché? » « Non so. Mi
pareva... »
« Non avrai mica visto per caso un colombre » facevano quelli, ridendo e toccando
ferro.
« Perché ridete? Perché toccate ferro? »
« Perché il colombre è una bestia che non perdona. E se si mettesse a seguire questa
nave, vorrebbe dire che uno di noi è perduto. »

Ma Stefano non mollava. La ininterrotta minaccia che lo incalzava pareva anzi
moltiplicare la sua volontà, la sua passione per il mare, il suo ardimento nelle ore di lotta
e di pericolo.
Con la piccola sostanza lasciatagli dal padre, come egli si sentí padrone del mestiere,
acquistò con un socio un piccolo piroscafo da carico, quindi ne divenne il solo
proprietario e, grazie a una serie di fortunate spedizioni, poté in seguito acquistare un
mercantile sul serio, avviandosi a traguardi sempre piú ambiziosi. Ma i successi, e i
milioni, non servivano a togliergli dall'animo quel continuo assillo; né mai, d'altra parte,
egli fu tentato di vendere la nave e di ritirarsi a terra per intraprendere diverse imprese.
Navigare, navigare, era il suo unico pensiero. Non appena, dopo lunghi tragitti, metteva
piede a terra in qualche porto, subito lo pungeva l'impazienza di ripartire. Sapeva che
fuori c'era il colombre ad aspettarlo, e che il colombre era sinonimo di rovina. Niente.
Un indomabile impulso lo traeva senza requie, da un oceano all'altro.

Finché, all'improvviso, Stefano un giorno si accorse di essere diventato vecchio,
vecchissimo; e nessuno intorno a lui sapeva spiegarsi perché, ricco com’era, non
lasciasse finalmente la dannata vita del mare. Vecchio, e amaramente infelice, perché
l’intera esistenza sua era stata spesa in quella specie di pazzesca fuga attraverso i
mari, per sfuggire al nemico. Ma piú grande che le gioie di una vita agiata e tranquilla
era stata per lui sempre la tentazione dell'abisso.

E una sera, mentre la sua magnifica nave era ancorata al largo dei porto dove era nato,
si sentì prossimo a morire. Allora chiamò il secondo ufficiale, di cui aveva grande
fiducia, e gli ingiunse di non opporsi a ciò che egli stava per fare. L'altro, sull'onore,
promise.
Avuta questa assicurazione, Stefano, al secondo ufficiale che lo ascoltava sgomento,
rivelò la storia del colombre, che aveva continuato a inseguirlo per quasi cinquant'anni,
inutilmente.
« Mi ha scortato da un capo all'altro del mondo » disse « con una fedeltà che neppure il
piú nobile amico avrebbe potuto dimostrare. Adesso io sto per morire. Anche lui,
ormai, sarà terribilmente vecchio e stanco. Non posso tradirlo. »

Ciò detto, prese commiato, fece calare in mare un barchino e vi sali, dopo essersi fatto
dare un arpione. « Ora gli vado incontro » annunciò. « E’ giusto che non lo deluda. Ma
lotterò, con le mie ultime forze. » A stanchi colpi di remi, si allontanò da bordo. Ufficiali
e marinai lo videro scomparire laggiú, sul placido mare, avvolto dalle ombre della notte.
C'era in cielo una falce di luna.
Non dovette faticare molto. All'im'provviso il muso orribile del colombre emerse di
fianco alla barca.
« Eccomi a te, finalmente » disse Stefano. « Adesso, a noi due! » E, raccogliendo le
superstiti energie, alzò l'arpione per colpire.
« Uh » mugolò con voce supplichevole il colombre « che lunga strada per trovarti.
Anch'io sono distrutto dalla fatica. Quanto mi hai fatto nuotare. E tu fuggivi, fuggivi. E
non hai mai capito niente. » « Perché? » fece Stefano, punto sul vivo. « Perché non ti
ho inseguito attraverso il mondo per divorarti, come pensavi. Dal re del mare avevo
avuto soltanto l'incarico di consegnarti questo. » E lo squalo trasse fuori la lingua,
porgendo al vecchio capitano una piccola sfera fosforescente.

Stefano la prese fra le dita e guardò. Era una perla di grandezza spropositata. E lui
riconobbe la famosa Perla del Mare che dà, a chi la possiede, fortuna, potenza, amore,
e pace dell'animo. Ma era ormai troppo tardi.
« Ahimè! » disse scuotendo tristemente il capo.
«Come è tutto sbagliato. Io sono riuscito a dannare la mia esistenza: e ho rovinato la
tua.»
« Addio, pover'uomo » rispose il colombre. E sprofondò nelle acque nere per sempre.

Due mesi dopo, spinto dalla risacca, un barchino approdò a una dirupata scogliera. Fu
avvistato da alcuni pescatori che, incuriositi, si avvicinarono. Sul barchino, ancora
seduto, stava un bianco scheletro: e fra le ossicine delle dita stringeva un piccolo sasso
rotondo.

Il colombre è un pesce di grandi dimensioni, spaventoso a vedersi, estremamente raro.
A seconda dei mari, e delle genti che ne abitano le rive, viene anche chiamato
kolomber, kahloubrha, kalonga, kalu-balu, chalung-gra. I naturalisti stranamente lo
ignorano. Qualcuno perfino sostiene che non esiste.


Un cordiale saluto.

Per info:
luiscer@tiscali.it

Sito web:
www.vitamigliore.org

03 dicembre 2011

La tecnica Cranio Sacrale 1

Credo che sia utile aggiungere queste informazioni sulla tecnica Cranio Sacrale:

La cranio sacrale….

E’ una forma di terapia manuale. Per il trattamento, ci si stende su un lettino da massaggio, vestiti, e si sperimenta il tocco molto leggero delle mani del praticante. Si potranno avvertire un profondo senso di rilassamento, sentire fenomeni di calore, di pulsazione, di qualche cosa che si muove all’interno del corpo, o altre sensazioni.

Questa terapia è così leggera e delicata che non usa manipolazioni. Il terapista ascolta attraverso le mani quello che succede nel tuo corpo e in questo modo identifica e tratta le tensioni e i dolori che ne sono trattenuti.

Confortevole e piacevole, è indicato a persone di ogni età che desiderino ristabilire un equilibrio neuro-vegetativo, alleviare lo stress e incrementare il livello di vitalità e di benessere generale.

Poiché è il corpo, piuttosto che la mente, che stabilisce le priorità, si potrà scoprire che la ragione per cui ci si è rivolti al trattamento non è quella che viene trattata per prima. Alcuni trovano che ci vogliono alcune sedute per abituarsi a quello che stanno sentendo.

La tecnica cranio sacrale (TCS) non ha la pretesa di “curare”, ma solamente di facilitare il potenziale autocorrettivo insito in ogni essere umano. Si propone di promuovere la salute e l’equilibrio dell’individuo nella sua totalità.

Si definisce “cranio sacrale” perché include tutte le ossa del cranio e si estende lungo la colonna vertebrale fino al sacro. Il cervello e il midollo spinale sono ricoperti da membrane protettive che formano intorno ad essi una sorta di involucro unico, nel quale circola il liquido cerebrospinale. Questo liquido viene prodotto e riassorbito all’interno della scatola cranica creando un ritmo, che si propaga in tutto il corpo come un movimento leggerissimo. Attraverso il sistema fasciale, un insieme sottile e continuo di tessuto connettivo, dotato di un certo grado di scorrimento, il ritmo C.S. si espande poi a tutto il corpo.

L’intervento non agisce solamente a livello dei traumi fisici, ma considerato il presupposto dell’unità corpo-mente, il lavoro va ad agire a livello emotivo, risvegliando, sempre attraverso il contatto, le memorie del corpo: il corpo registra i traumi psichici e fisici che possono essere rilasciati attraverso il contatto del corpo.

La TCS è una tecnica messa a punto dall’osteopata John Upledger, professore di Biomeccanica della Facoltà di Medicina Osteopatica presso l’Università del Michigan. Oltre trent’anni fa, nel corso di un intervento chirurgico, egli osservò un movimento delle membrane interne al cranio fino ad allora mai rilevato, e cominciò a studiarlo cercando riscontri sulla salute. Fu così scoperto il ritmo cranio sacrale, e quasi vent’anni di ricerche fu messa a punto una metodologia fondata su questo movimento fisiologico.
Questo ritmo garantisce la corretta e costante nutrizione del cervello, l’organo deputato al mantenimento degli equilibri fisiologici e psicologici nell’essere umano, e appare modificato in presenza di patologie organiche o in seguito a traumi, fisici o psicologici.

E' noto che il cervello e il midollo spinale coordinano tutte le nostre percezioni e i nostri movimenti e regolano tutte le funzioni corporee quali il battito del cuore, la digestione, la respirazione. Nel cervello inoltre si trovano l'ipotalamo e l'ipofisi importante centro che regola ed è a sua volta regolato da altre ghiandole come l'epifisi, la tiroide, il pancreas, le surrenali, le gonadi, e che produce alcuni importanti ormoni.

Questi centri regolano inoltre la percezione della fame e della sete, garantiscono la termoregolazione, hanno influenza sulla respirazione, sull'attività cardiovascolare, sul ritmo sonno-veglia, sulla produzione di ormoni sessuali.

Se il ritmo cranio-sacrale è disturbato a causa di una qualsiasi tensione presente nei tessuti del corpo (come conseguenze di un qualsiasi trauma fisico o emotivo anche di vecchia data o una cicatrice), possono verificarsi inconvenienti che vanno dall'insonnia all'ansia, dalla depressione all'emicrania, dal mal di schiena alla stanchezza cronica, oppure la disfunzione di un organo particolare.

Per info:

luiscer@tiscali.it


Sito web:

www.vitamigliore.org

20 novembre 2011

La tecnica Cranio Sacrale

Oggi vi propongo alcune informazioni sulla Tecnica terapeutica definita Cranio Sacrale, sulla quale mi sembra interessante approfondire la conoscenza.

La tecnica cranio sacrale agisce sulla linea di divisione tra la parte fisica e la parte energetica del corpo umano.

E’ una forma di terapia manuale che, in maniera olistica, agevola il corpo ad utilizzare le risorse disponibili per il proprio schema di Salute.

Durante la seduta è il corpo che decide il lavoro da svolgere in base alle sue priorità e non al problema del momento.

Quando siamo in situazioni di stress o malessere possiamo comunque amministrare la salute perché è nella nostra natura la tendenza a muoverci verso il suo punto di equilibrio.

La terapia agisce sostenendo questa forza che ha il potere di riorganizzarsi continuamente attivando un processo che agevola il corpo a riequilibrarsi.

In effetti è molto semplice, con riguardo ed attenzione, si tratta di ascoltare la salute che si manifesta con movimenti ritmici che si possono sentire appoggiando le mani sul corpo: le ossa del cranio, le membrane meningee entro le quali scorre il liquido cerebrospinale, gli altri fluidi e l’osso sacro si muovono senza cause esterne. Il sistema nervoso è fondamentale nel controllo di questi movimenti. Quindi c’è, all’interno del corpo, un sistema fisiologico che si muove ritmicamente: chiamiamo questo sistema cranio sacrale.

Il fluido cerebrospinale nutre e protegge il sistema nervoso ed il suo scorrere all’interno delle membrane può essere paragonato ad una sorta di onda che ha un movimento ascendente e discendente e questa specie di marea crea ciò che si definisce ritmo cranio sacrale il quale ha vari livelli di espressione.

Attraverso il tessuto connettivo il ritmo può essere ascoltato su tutto il corpo.

In una situazione di trauma, qualsiasi sia la sua natura, fisica od emotiva, i tessuti si contraggono. A volte, in particolari situazioni, i tessuti mantengono la contrazione e così rimane una zona di restrizione del movimento che può dar luogo a disturbi o malattie perché: ”Il movimento è vita e salute, la stagnazione è malattia e morte” (da un proverbio della medicina tradizionale cinese); quindi la salute in queste zone si esprime con difficoltà perché viene limitato o impedito l’estendersi del suo movimento.

Attraverso l’ascolto, si possono individuare le aree di restrizione e facilitarne il movimento impiegando leggerissime pressioni, portando così a migliorare la circolazione del liquido cerebrospinale all’interno delle membrane, questo significa migliorarne il percorso dal cranio al sacro attraverso la colonna, cosa utilissima per le funzioni posturali e viscerali e per migliorare il sistema nervoso.

Una volta normalizzato il ritmo, c’è un’opportunità per il corpo di lasciar andare la memoria di stress eliminando la contrazione, rafforzando così lo stato di salute. Questo risultato avviene in modo soggettivo, per cui il numero di trattamenti è variabile e da valutare di volta in volta perché la terapia continua anche dopo la seduta infatti, nei giorni seguenti, il corpo trasforma i messaggi che ha ricevuto stabilizzando la salute.

Le sedute durano in media 60 minuti e durante questo tempo chi riceve il trattamento resta disteso in una situazione di rilassamento.

Disturbi che possono migliorare con la terapia cranio sacrale sono disfunzioni correlate al sistema nervoso centrale quali: stati d’ansia, depressione, affaticamento cronico, disfunzioni dell’articolazione temporomandibolare e problematiche neurovegetative.

Può applicarsi con vantaggio in lombalgie e dolori cervicali, nevralgie ed infiammazioni del trigemino, dolori cervicali e lombari conseguenti ad incidenti (es. colpo di frusta), scoliosi, autismo e dislessia.

Il tocco gentile rende la terapia ottima anche per bambini e neonati, che possono giovare dell’individuazione tempestiva di disfunzioni del sistema cranio sacrale aiutandolo a svilupparsi evitando disturbi quali difficoltà di apprendimento e iperattività. Per i neonati problemi quali coliche, insonnia, irritabilità, possono essere migliorati con il trattamento.


Luigi

Per info:
luiscer@tiscali.it
Sito web:
www.vitamigliore.org

24 ottobre 2011

Sii il cambiamento...

Questo è uno scritto che molti conoscono, ma che spesso il suo insegnamento ce lo dimentichiamo.
Un Sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese :«Signore, mi
piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno»

Dio condusse il sant'uomo verso due porte.
Ne aprì una e gli permise di guardare all'interno.
C'era una grandissima tavola rotonda.
Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente
cibo dal profumo delizioso.
Il sant' uomo sentì l'acquolina in bocca.
Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e
malato.
Avevano tutti l'aria affamata.
Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro
braccia.
Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma
poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non
potevano accostare il cibo alla bocca.
Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro
sofferenze.
Dio disse: "Hai appena visto l'Inferno".

Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta.
Dio l'aprì.
La scena che l'uomo vide era identica alla precedente.
C'era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire
l'acquolina.
Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi
manici.
Questa volta, però, erano ben nutrite, felici e conversavano tra di
loro sorridendo.
Il sant'uomo disse a Dio :
«Non capisco!»
- E' semplice, - rispose Dio, - essi hanno imparato che il manico del
cucchiaio troppo lungo, non consente di nutrire se' stessi....ma
permette di nutrire il proprio vicino. Percio' hanno imparato a
nutrirsi gli uni con gli altri !
Quelli dell'altra tavola, invece, non pensano che a loro stessi...
Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura...La differenza la
portiamo dentro di noi!!!
Mi permetto di aggiungere...
"Sulla terra c'è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non per
soddisfare l'ingordigia di pochi.
I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false
fintanto che non vengono trasformati in azioni.
Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo".
Mahatma Gandhi.

Che questo scritto possa essere utile a molti.

Per info:
luiscer@tiscali.it

Sito web:
www.vitamigliore.org

15 ottobre 2011

La gara dei ranocchi

Questo scritto inviatomi dall'amica Rosa, ci può aiutar a riflettere sull'importanza della parola.

. con 2 colonne e 5 righe
LA PARABOLA DEL RANOCCHIO OVVERO: LEZIONE DI VITA ...
C’era una volta una gara di ranocchi
L’obiettivo era arrivare in cima a una gran torre.
Si radunò molta gente per vedere e fare il tifo per loro
Cominciò la gara
In realtà, la gente probabilmente non credeva possibile che i ranocchi raggiungessero la cima, e tutto quello che si ascoltava erano frasi tipo: "Che pena
!!! Non ce la faranno mai!"
I ranocchi cominciarono a desistere, tranne uno che continuava a cercare di raggiungere la cima
La gente continuava : "... Che pena !!! Non ce la faranno mai!..."
E i ranocchi si stavano dando per vinti tranne il solito ranocchio testardo che continuava ad insistere.
fine tabella

Tabella con 2 colonne e 4 righe
Alla fine, tutti desistettero tranne quel ranocchio che, solo e con grande sforzo, raggiunse alla fine la cima.
Gli altri volevano sapere come avesse fatto. Uno degli altri ranocchi si avvicinò per chiedergli come avesse fatto a concludere la prova.
E scoprirono che... era sordo!
...Non ascoltare le persone con la pessima abitudine di essere negative... DERUBANO LE MIGLIORI SPERANZE DEL TUO CUORE! Ricorda sempre il potere che hanno
le parole che ascolti o leggi.
Per cui, preoccupati di essere sempre POSITIVO!
Riassumendo : Sii sempre sordo quando qualcuno ti dice che non puoi realizzare i tuoi sogni.

Che questo scritto possa essere utile a molti.
Un caro saluto.

Luigi
Per info:
luiscer@tiscali.it

Sito web:
www.vitamigliore.org

04 ottobre 2011

C'è forza C'è forza nella vita...della vita

Vi propongo uno scritto che mi sembra interessante.

C’e’ forza nella vita, che si manifesta anche nelle piu’ grandi tribolazioni.
La’ dove vi e’ distruzione, noi Angeli siamo li a ricreare la luce.
Non c’e’ errore cui non si possa mettere riparo.
Non c’e’ ferita che non possa essere lenita, ma la condizione perche’ tutto cio’ si manifesti e’ la chara scelta cosciente.
Questa scelta puo’ venire solo se si e’ disposti a guardare e ad ammettere il proprio grado di impotenza, dolore e frustrazione. Perché ad arrendersi non è l’anima di Luce immortale, ma l’ego che ha terminato il suo compito.
Tutto ciò che ha un inizio deve finire.
Tutto ciò finisce porta nuovo inizio, a nuovi e diversi livelli di manifestazione.
Lascia fluire senza opporre resistenza tutto ciò che ha terminato il suo ciclo e scegli per te la pace nel cuore, il divino distacco, la Gioia e il contatto con la Luce.
Solo per te puoi scegliere, poiché la scelta è di ciascuna Anima Individuata, e la scelta di ciascuna anima passa dalla resa dell’ego. Non puoi fare nulla se non amare. Il tuo unico compito sia collocarti stabilmente nell’Amore.
Siate Benedette nella Luce.
Siamo Uno



Che questo scritto possa essere utile a molti.

Per info:
luiscer@tiscali.it

Sito web:
www.vitamigliore.org