Piramidologia terapeutica
Anche le piramidi possono produrre effetti terapeutici? Forse sì.
La piramide è una costruzione adatta a raccogliere e conservare l’energia vitale, il prana per gli indiani, oppure bioplasma o energia bioradiante o biocosmica,
che circonda tutti gli organismi viventi.
Si dice che alcuni semi di grano trovati nella piramide di Cheope dopo circa 2.500 anni, messi a dimora nel terreno sono germogliati e anche che le bussole degli aerei che sorvolano le piramidi ad alcune centinaia di metri di altezza subiscono interferenze non spiegabili
In oltre, un radiotecnico cecoslovacco, Karel Drbal, negli anni Cinquanta ottenne un brevetto sui modellini in scala della piramide, che avrebbero le proprietà
di affilare le lamette da barba. Secondo Drbal la forma piramidale può accumulare le onde elettromagnetiche, o i raggi cosmici, tanto che i cristalli presenti
sul filo della lametta avrebbero potuto riacquistare la forma originale all’interno della piramide.
La piramide di Cheope si può costruire in scala, in modo da poterla usare comodamente. Le ridotte dimensioni (purché mantengano fedelmente la scala) non
alterano i suoi poteri.
La piramide di Cheope fu costruita in modo tale che, per la posizione del Sole al momento dell’equinozio di primavera, l’ombra della piramide scomparisse
al suo interno, nella sua base, e ricomparisse dopo l’equinozio d’autunno.
La parete meridionale è quasi esattamente parallela all’asse Est-Ovest. La Grande Piramide è orientata verso i punti cardinali con molta precisione.
L’immensa piramide sarebbe una vera e propria centrale energetica.
Il materiale per la costruzione può essere diverso: cartone, carta, rame, pietra dura, legno, stoffa… o anche soltanto dei fili di corda o di metallo tesi,
per delimitare gli angoli e la base.
Ciò che è importante non sono le pareti della piramide, ma gli spigoli, che devono essere molto precisi nelle misure. Esattamente ad un terzo dell’altezza
partendo dalla base, si devono posizionare i vari oggetti da magnetizzare, magari ponendoli su di un piano.
La piramide va poi orientata con un lato rivolto verso il Nord magnetico, da ricercarsi con una bussola.
L’angolo Nord-Est è il punto di maggiore energia positiva, mentre l’angolo Sud-Ovest è il punto di maggiore energia negativa. Fatto curioso, gli animali
posti nella piramide si posizionano nell’angolo Nord-Est, mentre gli insetti cercano a tutti i costi di uscire da essa.
Per la salute le tecniche da usare sono diverse, provare per credere :
elenco di 4 elementi
1. Posizionare la piramide in scala sulla parte da curare (es. metterla su di un braccio per dolori articolari, sulla schiena per dolori lombari, sulla
testa per emicranie…) tenendola sempre orientata verso Nord. La durata dell’applicazione varia dai 15 ai 30 minuti al giorno. Durante l’applicazione il
soggetto dovrà assumere una posizione comoda e rilassata, la stanza deve essere tranquilla e priva di rumori. E’ anche utile fare qualche respirazione
profonda e pensare ad occhi chiusi di trovarsi in un luogo piacevole (mare, campagna, ecc).
2. Posizionare la piramide sotto il letto, sempre orientata verso Nord, in questo caso essa agirà durante il sonno. Serve soprattutto in caso di insonnia.
3. Posizionare all’interno della piramide una fotografia della persona ammalata oppure un foglietto con i dati anagrafici. Questi dovranno restare nella
piramide fino a guarigione avvenuta.
4. Caricamento dell’acqua: mettere un bicchiere di vetro pieno di acqua (meglio se di fonte) dentro la piramide posizionata. Lasciarla per tre ore e berla.
Ripetere tre o quattro volte al giorno. L’acqua caricata di energia, diventa terapeutica.
Con l’augurio che queste informazioni possano essere utili a molti.
Luigi
Per info:
luiscer@tiscali.it
Sito web:
migliorolamiavita.it
fine elenco
02 giugno 2009
18 maggio 2009
le pietre dell'anima
Dopo la breve interruzione della pubblicazione su questo blog, mi piace proporre questo articolo che vi suggerisco come argomento di meditazione..
Le pietre dell'anima
Quell'uomo e quella donna camminano lungo una spiaggia oppure passeggiano, con lentezza, in un sentiero di montagna. A volte il loro sguardo sfugge all'orizzonte e si piega verso terra, attratto da un sasso, da un riflesso sulla pietra, da una strana forma. Il gesto è istintivo: si chinano entrambi, raccolgono quel ciottolo, lo soppesano nella mano. a volte lo lanciano in aria, altre lo lasciano cadere. Capita anche che quella pietra scivoli in tasca e diventi parte di una collezione. Esistono molti collezionisti di pietre. Altre volte non vi è nessuna ragione apparente per questo gesto: è davvero un atto naturale, da istinto profondo. L'uomo e la donna forse non lo sanno ma, in realtà, raccogliendo quel piccolo sasso, ascoltandone il contatto sulla pelle delle dita, stanno cercando qualcosa che hanno dimenticato o perduto. La pietra li sta aiutando a colmare un piccolo vuoto dentro loro stessi: è come se fosse il frammento vitale e immobile di antiche radici. Le pietre sono un mistero. Lo sapevano bene i Greci più antichi: per loro, gli uomini, dopo il diluvio, nacquero dai sassi seminati nelle terre prosciugate da Deucalione. Le pietre dell'antichità sono conoscenze, saggezze, solidità che non potevano essere scalfite. Per molti popoli, dalla preistoria fino al Giappone della ipertecnologia, le pietre sono un anello di comunicazione e di contatto fra lo spirito e la materia. Le volte rocciose delle caverne non sono solo il riparo di pastori spaventati dalla notte o dalla forza della natura: sono la volta celeste che l'uomo vuole osservare. E quest'uomo comincerà a impadronirsi del suo destino quando diventa capace di sfidare la durezza delle pietre. Menhir, Dolmen, Stele perdono la loro natura materiale e si trasformano nei simboli delle religioni, delle credenze, dei culti. La pietra diventa energia, oggetto sacro. Le pietre, erette in ogni angolo della terra, non sono semplici blocchi senza anima, sono frammenti vitali. Attraverso esse lo scultore ha saputo raggiungere lo spirito di quella materia. E' come se vi fosse un gioco di pensieri che riescono a passare dall'uomo alla pietra. E viceversa. I monumenti dell'antichità sfidano le leggi della fisica: è come se fossero meteore cadute dal cielo e sprofondate nella terra. Ecco, le pietre sono un ponte solidissimo fra la materia e lo spirito. Nell'Esodo e nel Deuteronomio è scritto: “levando il tuo scalpello sulla pietra la renderai profana”.
Con l’augurio che questo scritto possa essere di beneficio a molti, vi invito a lasciare i vostri commenti.
Luigi
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luiscer@tiscali.it
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www.migliorolamiavita.it
Le pietre dell'anima
Quell'uomo e quella donna camminano lungo una spiaggia oppure passeggiano, con lentezza, in un sentiero di montagna. A volte il loro sguardo sfugge all'orizzonte e si piega verso terra, attratto da un sasso, da un riflesso sulla pietra, da una strana forma. Il gesto è istintivo: si chinano entrambi, raccolgono quel ciottolo, lo soppesano nella mano. a volte lo lanciano in aria, altre lo lasciano cadere. Capita anche che quella pietra scivoli in tasca e diventi parte di una collezione. Esistono molti collezionisti di pietre. Altre volte non vi è nessuna ragione apparente per questo gesto: è davvero un atto naturale, da istinto profondo. L'uomo e la donna forse non lo sanno ma, in realtà, raccogliendo quel piccolo sasso, ascoltandone il contatto sulla pelle delle dita, stanno cercando qualcosa che hanno dimenticato o perduto. La pietra li sta aiutando a colmare un piccolo vuoto dentro loro stessi: è come se fosse il frammento vitale e immobile di antiche radici. Le pietre sono un mistero. Lo sapevano bene i Greci più antichi: per loro, gli uomini, dopo il diluvio, nacquero dai sassi seminati nelle terre prosciugate da Deucalione. Le pietre dell'antichità sono conoscenze, saggezze, solidità che non potevano essere scalfite. Per molti popoli, dalla preistoria fino al Giappone della ipertecnologia, le pietre sono un anello di comunicazione e di contatto fra lo spirito e la materia. Le volte rocciose delle caverne non sono solo il riparo di pastori spaventati dalla notte o dalla forza della natura: sono la volta celeste che l'uomo vuole osservare. E quest'uomo comincerà a impadronirsi del suo destino quando diventa capace di sfidare la durezza delle pietre. Menhir, Dolmen, Stele perdono la loro natura materiale e si trasformano nei simboli delle religioni, delle credenze, dei culti. La pietra diventa energia, oggetto sacro. Le pietre, erette in ogni angolo della terra, non sono semplici blocchi senza anima, sono frammenti vitali. Attraverso esse lo scultore ha saputo raggiungere lo spirito di quella materia. E' come se vi fosse un gioco di pensieri che riescono a passare dall'uomo alla pietra. E viceversa. I monumenti dell'antichità sfidano le leggi della fisica: è come se fossero meteore cadute dal cielo e sprofondate nella terra. Ecco, le pietre sono un ponte solidissimo fra la materia e lo spirito. Nell'Esodo e nel Deuteronomio è scritto: “levando il tuo scalpello sulla pietra la renderai profana”.
Con l’augurio che questo scritto possa essere di beneficio a molti, vi invito a lasciare i vostri commenti.
Luigi
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20 aprile 2009
saggezza
Oggi voglio proporvi questa breve riflessione.
Parole sante :-))
Brano di Anthony De Mello Brano da: SCOPRI TE STESSO E RIPRENDITI LA VITA (di Anthony De Mello) - Traduzione di Laura Cangemi -
*************** (Quattro passi verso la saggezza)
La prima cosa da fare e' entrare in contatto con i sentimenti negativi di cui non si e' consci. Un sacco di gente ha dei sentimenti negativi, senza rendersi conto di averli. Un sacco di gente e' depressa, senza rendersi conto di esserlo. E' solo entrando in contatto con la gioia che si rende conto di quanto sia stata depressa. Non si puo' affrontare un cancro che non si e' individuato. Non ci si puo' liberare degli insetti nocivi che infestano la propria azienda agricola, se non ci si e' resi conto della loro presenza.La prima cosa da raggiungere e' la consapevolezza dei propri sentimenti negativi. Quali sentimenti negativi? La malinconia, per esempio. Ci si sente malinconici e di cattivo umore. Si prova odio nei confronti di se stessi, o dei sensi di colpa. La vita sembra non avere scopo, ne' senso. Ci si sente feriti, nervosi e tesi. Prima di tutto, entrate in contatto con questi sentimenti.Il secondo passo (si tratta di un programma diviso in quattro fasi) e' capire che il sentimento e' dentro di voi, non nella realta'. E' una cosa talmente evidente, ma le persone lo sanno? Non lo sanno, credetemi. Hanno il master e sono rettori di universita', ma non hanno capito questo. A scuola non mi e' stato insegnato a vivere. Mi e' stato insegnato tutto il resto. Come ha detto qualcuno: "Ho avuto un'ottima istruzione. Mi ci sono voluti degli anni per farmela passare". La spiritualita' e' tutta qui, sapete? Disimparare. Disimparare tutte le scemenze che vi sono state insegnate. I sentimenti negativi sono dentro di voi, non nella realta'. Dunque, smettete di tentare di cambiare la realta'. E' una follia! Smettete di tentare di cambiare l'altro. Sciupiamo le nostre energie e il nostro tempo cercando di cambiare le circostanze esterne, cercando di cambiare il nostro coniuge, il nostro capo, i nostri amici, i nostri nemici e tutti gli altri. Non dobbiamo cambiare nulla. I sentimenti negativi sono dentro di (voi). Nessuna persona al mondo ha il potere di rendervi infelici. Nessun evento al mondo ha il potere di turbarvi o farvi del male. Nessun evento, nessuna condizione, nessuna situazione, nessuna persona. Nessuno vi ha mai detto questo: vi e' sempre stato detto il contrario. Ecco perche' vi trovate nei pasticci, adesso. Ecco perche' siete addormentati. Nessuno ve l'ha mai detto, ma e' evidente. Supponiamo che la pioggia rovini un pic.nic. Chi e' a reagire in modo negativo? La pioggia, o (voi)? E cosa provoca questo sentimento negativo? La pioggia o la vostra reazione? Quando sbattete il ginocchio contro il tavolo, il tavolo sta benissimo. Si occupa di fare quel che dovrebbe - e, cioe', il tavolo. Il dolore e' nel vostro ginocchio, non nel tavolo. I mistici continuano a tentare di farci capire che la realta' va bene cosi' com'e'. La realta' non e' problematica. I problemi esistono soltanto nella mente umana. Anzi, potremmo aggiungere: nella mente umana stupida, addormentata. La realta' non e' problematica. Togliete gli esseri umani da questo pianeta, e la vita continuerebbe, la natura continuerebbe a svilupparsi in tutta la sua bellezza e la sua violenza. Dove starebbe il problema? Nessun problema. Voi avete creato il problema. Voi siete il problema. Vi siete identificati con il "me", ed e' questo il problema. Il sentimento e' dentro di voi, non nella realta'. Terza fase: mai identificarsi con quel sentimento. Non ha niente a che vedere con l'"io". Non definite la vostra essenza in termini di quel sentimento. Non dite: "Sono depresso". Se volete dire: "C'e' depressione" va bene. Se volete dire che c'e' malinconia, va bene. Ma non dite: "Sono malinconico" - perche', in questo modo, vi definite alla luce di quel sentimento. E' questa illusione, e' questo il vostro errore. In questo momento c'e' una depressione, ci sono dei sentimenti feriti, ma cosi' sia, lasciateli stare. Passeranno. Tutto passa, tutto. Le vostre depressioni e le vostre emozioni non hanno niente a che vedere con la felicita'.Quelle sono solo oscillazioni del pendolo. Se cercate eccitazione ed emozioni, preparatevi alla depressione. Volete la vostra droga? Preparatevi ai contraccolpi. Il pendolo oscilla da un estremo all'altro. Questo non ha niente a che vedere con l'"io", ne' con la felicita'. E' il "me". Se ve lo ricorderete, se lo ripeterete a voi stessi un migliaio di volte, se proverete questi tre passi un migliaio di volte, ci arriverete. Magari vi basteranno tre volte, o anche meno. Non lo so: non ci sono regole. Ma fatelo mille volte, e farete la piu' grande scoperta della vostra vita. Al diavolo quelle miniere d'oro in Alaska. Cosa ve ne fareste di quell'oro? Se non si e' felici, non si puo' vivere. Mettiamo che abbiate trovato l'oro. Che importanza ha? Siete un re, una principessa. Siete liberi: non vi importa piu' di essere accettati o respinti, non fa alcuna differenza. Gli psicologi ci spiegano l'importanza del senso di appartenenza. Fandonie! Perche' volete appartenere a qualcuno? Non ha piu' importanza. Un mio amico mi ha detto che c'e' una tribu' africana in cui la pena capitale consiste nell'ostracismo. Se voi foste buttati fuori da New York, o da dovunque abitiate, non per questo morireste. E come mai l'uomo di quella tribu' africana muore? Perche' anche lui e' vittima della comune stupidita' umana. Pensa che non potra' sopravvivere, senza appartenere a qualcosa. Ma non e' necessario appartenere a qualcuno, a qualcosa, o a un gruppo. Non e' nemmeno necessario innamorarsi. Chi ve l'ha detto? E' necessario essere liberi. E' necessario amare. E' tutto qui: questa e' la vostra vera natura.Ma la verita' e' che mi state dicendo che volete essere desiderati. Volete essere applauditi, volete essere attraenti, con tutte le scimmiette che vi corrono dietro. State buttando via la vostra vita. (Svegliatevi)! Non ce n'e' bisogno. Potete essere felici e beati senza tutto questo. La vostra societa' non sara' lieta di sentire quello che ho detto, perche' quando si aprono gli occhi e si capisce questo concetto si diventa spaventosi. Come si puo' controllare una persona cosi'? Non ha bisogno di nessuno, non si sente minacciata dalle critiche, non si cura di quel che pensa o dice la gente di lei. Ha tagliato tutti questi fili: non e' piu' un pupazzo. E' spaventoso. "Dobbiamo liberarcene. Dice la verità.; non ha piu' paura; non e' piu' umano". (Umano!) Guardate! Finalmente un essere umano! Si e' liberato della propria schiavitu', della propria prigione. Nessun evento giustifica un sentimento negativo. Non c'e' situazione al mondo che giustifichi un sentimento negativo. Ecco cosa hanno tentato di dirci, di urlarci i nostri mistici, fino ad avere la voce roca. Ma nessuno ascolta. Il sentimento negativo e' dentro di voi. Nel Bhagavad-Gita, il libro sacro degli induisti, Krishna dice ad Arjuna: "Buttati a capofitto nella battaglia, e tieni il tuo cuore ai piedi di loto del Signore". E' una frase meravigliosa. Non dovete fare nulla per acquisire la felicita'. Il grande Meister Eckhart ha detto con parole superbe: "Dio non si raggiunge attraverso un processo di addizione di qualcosa nell'anima, ma attraverso un processo di sottrazione". Non si deve far nulla per essere liberi. Bisogna abbandonare qualcosa. Allora si e' liberi. Mi viene in mente, a questo proposito un detenuto irlandese che, scavato un tunnel sotto il muro della prigione, riesce a fuggire. Sbuca nel bel mezzo del cortile di una scuola materna, dove stanno giocando dei bambini. Naturalmente, quando emerge dal tunnel, non riesce piu' a trattenersi e inizia a saltare e ballare, gridando: "Sono libero! Finalmente, dopo tre anni, sono libero!". Una bambina, a pochi passi da lui, gli lancia un'occhiata invidiosa e ribatte: "Beato te! A me ne restano altri due da passare qui dentro!". La quarta fase: come si possono cambiare le cose? Come potete cambiare voi stessi? Ci sono molte cose da capire qui, o meglio, una sola cosa che si puo' esprimere in molti modi. Immaginate un paziente che va dal dottore per dirgli di cosa soffre. Il dottore dice: "Bene, ho capito i suoi sintomi. Lo sa cosa faro'? Prescrivero' un farmaco al suo vicino!". Il paziente risponde: "Grazie mille, dottore: mi sento gia' molto meglio". Non e' assurdo? Eppure e' proprio quel che facciamo tutti noi. La persona addormentata pensa sempre che si sentira' meglio se sara' qualcun altro, a cambiare. Si soffre perche' si e' addormentati, pero' si pensa: "Come sarebbe meravigliosa la vita se qualcun altro cambiasse; come sarebbe meravigliosa la vita se il mio vicino cambiasse, mia moglie cambiasse, il mio corpo cambiasse". Vorremmo sempre che fosse qualcun altro a cambiare, in modo da sentirci meglio. Ma vi siete mai accorti che anche se vostra moglie cambia, o vostro marito cambia, su di voi non ha alcun effetto? Siete vulnerabili tanto quanto prima; addormentati tanto quanto prima. Siete voi ad avere bisogno di cambiare, ad aver bisogno della medicina. Continuate a insistere: "Mi sento bene perche' il mondo va bene". (Sbagliato)!" Il mondo va bene perche' io mi sento bene. E' quel che dicono tutti i mistici. (Anthony De Mello)
Con l'augurio che questo brano possa essere utile a molti.
Luigi
Per info:luiscer@tiscali.it
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Parole sante :-))
Brano di Anthony De Mello Brano da: SCOPRI TE STESSO E RIPRENDITI LA VITA (di Anthony De Mello) - Traduzione di Laura Cangemi -
*************** (Quattro passi verso la saggezza)
La prima cosa da fare e' entrare in contatto con i sentimenti negativi di cui non si e' consci. Un sacco di gente ha dei sentimenti negativi, senza rendersi conto di averli. Un sacco di gente e' depressa, senza rendersi conto di esserlo. E' solo entrando in contatto con la gioia che si rende conto di quanto sia stata depressa. Non si puo' affrontare un cancro che non si e' individuato. Non ci si puo' liberare degli insetti nocivi che infestano la propria azienda agricola, se non ci si e' resi conto della loro presenza.La prima cosa da raggiungere e' la consapevolezza dei propri sentimenti negativi. Quali sentimenti negativi? La malinconia, per esempio. Ci si sente malinconici e di cattivo umore. Si prova odio nei confronti di se stessi, o dei sensi di colpa. La vita sembra non avere scopo, ne' senso. Ci si sente feriti, nervosi e tesi. Prima di tutto, entrate in contatto con questi sentimenti.Il secondo passo (si tratta di un programma diviso in quattro fasi) e' capire che il sentimento e' dentro di voi, non nella realta'. E' una cosa talmente evidente, ma le persone lo sanno? Non lo sanno, credetemi. Hanno il master e sono rettori di universita', ma non hanno capito questo. A scuola non mi e' stato insegnato a vivere. Mi e' stato insegnato tutto il resto. Come ha detto qualcuno: "Ho avuto un'ottima istruzione. Mi ci sono voluti degli anni per farmela passare". La spiritualita' e' tutta qui, sapete? Disimparare. Disimparare tutte le scemenze che vi sono state insegnate. I sentimenti negativi sono dentro di voi, non nella realta'. Dunque, smettete di tentare di cambiare la realta'. E' una follia! Smettete di tentare di cambiare l'altro. Sciupiamo le nostre energie e il nostro tempo cercando di cambiare le circostanze esterne, cercando di cambiare il nostro coniuge, il nostro capo, i nostri amici, i nostri nemici e tutti gli altri. Non dobbiamo cambiare nulla. I sentimenti negativi sono dentro di (voi). Nessuna persona al mondo ha il potere di rendervi infelici. Nessun evento al mondo ha il potere di turbarvi o farvi del male. Nessun evento, nessuna condizione, nessuna situazione, nessuna persona. Nessuno vi ha mai detto questo: vi e' sempre stato detto il contrario. Ecco perche' vi trovate nei pasticci, adesso. Ecco perche' siete addormentati. Nessuno ve l'ha mai detto, ma e' evidente. Supponiamo che la pioggia rovini un pic.nic. Chi e' a reagire in modo negativo? La pioggia, o (voi)? E cosa provoca questo sentimento negativo? La pioggia o la vostra reazione? Quando sbattete il ginocchio contro il tavolo, il tavolo sta benissimo. Si occupa di fare quel che dovrebbe - e, cioe', il tavolo. Il dolore e' nel vostro ginocchio, non nel tavolo. I mistici continuano a tentare di farci capire che la realta' va bene cosi' com'e'. La realta' non e' problematica. I problemi esistono soltanto nella mente umana. Anzi, potremmo aggiungere: nella mente umana stupida, addormentata. La realta' non e' problematica. Togliete gli esseri umani da questo pianeta, e la vita continuerebbe, la natura continuerebbe a svilupparsi in tutta la sua bellezza e la sua violenza. Dove starebbe il problema? Nessun problema. Voi avete creato il problema. Voi siete il problema. Vi siete identificati con il "me", ed e' questo il problema. Il sentimento e' dentro di voi, non nella realta'. Terza fase: mai identificarsi con quel sentimento. Non ha niente a che vedere con l'"io". Non definite la vostra essenza in termini di quel sentimento. Non dite: "Sono depresso". Se volete dire: "C'e' depressione" va bene. Se volete dire che c'e' malinconia, va bene. Ma non dite: "Sono malinconico" - perche', in questo modo, vi definite alla luce di quel sentimento. E' questa illusione, e' questo il vostro errore. In questo momento c'e' una depressione, ci sono dei sentimenti feriti, ma cosi' sia, lasciateli stare. Passeranno. Tutto passa, tutto. Le vostre depressioni e le vostre emozioni non hanno niente a che vedere con la felicita'.Quelle sono solo oscillazioni del pendolo. Se cercate eccitazione ed emozioni, preparatevi alla depressione. Volete la vostra droga? Preparatevi ai contraccolpi. Il pendolo oscilla da un estremo all'altro. Questo non ha niente a che vedere con l'"io", ne' con la felicita'. E' il "me". Se ve lo ricorderete, se lo ripeterete a voi stessi un migliaio di volte, se proverete questi tre passi un migliaio di volte, ci arriverete. Magari vi basteranno tre volte, o anche meno. Non lo so: non ci sono regole. Ma fatelo mille volte, e farete la piu' grande scoperta della vostra vita. Al diavolo quelle miniere d'oro in Alaska. Cosa ve ne fareste di quell'oro? Se non si e' felici, non si puo' vivere. Mettiamo che abbiate trovato l'oro. Che importanza ha? Siete un re, una principessa. Siete liberi: non vi importa piu' di essere accettati o respinti, non fa alcuna differenza. Gli psicologi ci spiegano l'importanza del senso di appartenenza. Fandonie! Perche' volete appartenere a qualcuno? Non ha piu' importanza. Un mio amico mi ha detto che c'e' una tribu' africana in cui la pena capitale consiste nell'ostracismo. Se voi foste buttati fuori da New York, o da dovunque abitiate, non per questo morireste. E come mai l'uomo di quella tribu' africana muore? Perche' anche lui e' vittima della comune stupidita' umana. Pensa che non potra' sopravvivere, senza appartenere a qualcosa. Ma non e' necessario appartenere a qualcuno, a qualcosa, o a un gruppo. Non e' nemmeno necessario innamorarsi. Chi ve l'ha detto? E' necessario essere liberi. E' necessario amare. E' tutto qui: questa e' la vostra vera natura.Ma la verita' e' che mi state dicendo che volete essere desiderati. Volete essere applauditi, volete essere attraenti, con tutte le scimmiette che vi corrono dietro. State buttando via la vostra vita. (Svegliatevi)! Non ce n'e' bisogno. Potete essere felici e beati senza tutto questo. La vostra societa' non sara' lieta di sentire quello che ho detto, perche' quando si aprono gli occhi e si capisce questo concetto si diventa spaventosi. Come si puo' controllare una persona cosi'? Non ha bisogno di nessuno, non si sente minacciata dalle critiche, non si cura di quel che pensa o dice la gente di lei. Ha tagliato tutti questi fili: non e' piu' un pupazzo. E' spaventoso. "Dobbiamo liberarcene. Dice la verità.; non ha piu' paura; non e' piu' umano". (Umano!) Guardate! Finalmente un essere umano! Si e' liberato della propria schiavitu', della propria prigione. Nessun evento giustifica un sentimento negativo. Non c'e' situazione al mondo che giustifichi un sentimento negativo. Ecco cosa hanno tentato di dirci, di urlarci i nostri mistici, fino ad avere la voce roca. Ma nessuno ascolta. Il sentimento negativo e' dentro di voi. Nel Bhagavad-Gita, il libro sacro degli induisti, Krishna dice ad Arjuna: "Buttati a capofitto nella battaglia, e tieni il tuo cuore ai piedi di loto del Signore". E' una frase meravigliosa. Non dovete fare nulla per acquisire la felicita'. Il grande Meister Eckhart ha detto con parole superbe: "Dio non si raggiunge attraverso un processo di addizione di qualcosa nell'anima, ma attraverso un processo di sottrazione". Non si deve far nulla per essere liberi. Bisogna abbandonare qualcosa. Allora si e' liberi. Mi viene in mente, a questo proposito un detenuto irlandese che, scavato un tunnel sotto il muro della prigione, riesce a fuggire. Sbuca nel bel mezzo del cortile di una scuola materna, dove stanno giocando dei bambini. Naturalmente, quando emerge dal tunnel, non riesce piu' a trattenersi e inizia a saltare e ballare, gridando: "Sono libero! Finalmente, dopo tre anni, sono libero!". Una bambina, a pochi passi da lui, gli lancia un'occhiata invidiosa e ribatte: "Beato te! A me ne restano altri due da passare qui dentro!". La quarta fase: come si possono cambiare le cose? Come potete cambiare voi stessi? Ci sono molte cose da capire qui, o meglio, una sola cosa che si puo' esprimere in molti modi. Immaginate un paziente che va dal dottore per dirgli di cosa soffre. Il dottore dice: "Bene, ho capito i suoi sintomi. Lo sa cosa faro'? Prescrivero' un farmaco al suo vicino!". Il paziente risponde: "Grazie mille, dottore: mi sento gia' molto meglio". Non e' assurdo? Eppure e' proprio quel che facciamo tutti noi. La persona addormentata pensa sempre che si sentira' meglio se sara' qualcun altro, a cambiare. Si soffre perche' si e' addormentati, pero' si pensa: "Come sarebbe meravigliosa la vita se qualcun altro cambiasse; come sarebbe meravigliosa la vita se il mio vicino cambiasse, mia moglie cambiasse, il mio corpo cambiasse". Vorremmo sempre che fosse qualcun altro a cambiare, in modo da sentirci meglio. Ma vi siete mai accorti che anche se vostra moglie cambia, o vostro marito cambia, su di voi non ha alcun effetto? Siete vulnerabili tanto quanto prima; addormentati tanto quanto prima. Siete voi ad avere bisogno di cambiare, ad aver bisogno della medicina. Continuate a insistere: "Mi sento bene perche' il mondo va bene". (Sbagliato)!" Il mondo va bene perche' io mi sento bene. E' quel che dicono tutti i mistici. (Anthony De Mello)
Con l'augurio che questo brano possa essere utile a molti.
Luigi
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09 aprile 2009
che cos'è il Rebirthing
Il rebirthing è un metodo da me sperimentato direttamente, come diverse delle Terapie Naturali brevemente accennate in questo blog.
E’ un’esperienza che posso definire particolare e che non è stata limitata solo al
momento dell’apprendimento della tecnica, ma che è continuata anche nel tempo.
Come altri metodi terapeutici porta l’individuo ad una maggior conoscenza di se stessi.
Pertanto è un metodo che può accompagnare la crescita di ciascuno, ed è sempre adatto perché cambia con noi e ci sostiene a sentirci sempre più protagonisti
della nostra quotidianità, il tutto in modo semplice e naturale, proprio come il respiro.
Leonard Orr è riconosciuto da tutti come il fondatore del movimento chiamato Rebirthing. Per sua ammissione (“La storia del Rebirthing raccontata dal suo
fondatore”), questa non fu una scoperta improvvisa, ma il risultato di una serie di esperienze e intuizioni. Richiese, infatti, circa tredici anni, anche
se negli anni 1974-75 questo processo subì una decisa accelerazione, giungendo alla primordiale e ortodossa forma di questo metodo.
Leonad Orr ebbe le prime esperienze di respirazione spontanea immerso nell’acqua calda, durante questi momenti sperimentò forti sensazioni fisiche e ebbe
intense reazioni emotive. Spesso queste esperienze facevano riemergere ricordi legati alla nascita. Orr notò che dopo queste respirazioni i ricordi non
si presentavano più e al loro posto c’era un senso di maggior libertà, ecco perché a questo metodo venne assegnato il nome di “Rebirthing”, che letteralmente
significa “rinascita”.
Dopo aver raggiunto una chiara dimestichezza con la respirazione circolare, cominciò a insegnarla ad altri. Così osservò il manifestarsi delle stesse reazioni
da lui provate. Da osservatore si rese conto che i ricordi legati alla nascita e il relativo trauma erano elementi ricorrenti nella maggior parte delle
persone.
Le prime esperienze di Rebirthing vennero effettuate in acqua calda. Orr riteneva, infatti, che questo fosse un elemento fondamentale per far riemergere
i ricordi della nascita. “Le persone, in acqua, venivano a trovarsi in un grembo e istantaneamente regredivano alla loro nascita o a condizioni prenatali
di consapevolezza”. L’acqua aveva una temperatura di circa 38°, simile a quella del corpo umano. In seguito si accorse che alcuni praticanti dovevano essere
allontanati dall’acqua per poter proseguire la propria esperienza, così nacque il Rebirthing “a secco”. Mentre prima le persone si immergevano in acqua
sdraiati sul dorso o a faccia in giù, utilizzando un boccaglio per respirare, ora era sufficiente si sdraiassero su un materassino. In questo caso chi
respirava poteva abbandonarsi alle stesse sensazioni ma in una situazione di maggior sicurezza.
La pratica del Rebirthing
“a secco” dava la possibilità al praticante di far riemergere altri ricordi oltre a quelli legati alla nascita. Si intuì che questa respirazione era in
grado di far rivivere blocchi emotivi ed energetici, permettendo di scioglierli definitivamente.
Nel 1977 Leonadr Orr compì il suo primo viaggio in India dove incontrò uno yogi chiamato Babaji. Quest’ultimo definì il Rebirthing come lo “yoga per gli
occidentali”. L’incontro con Babaji accrebbe l’interesse di Orr per il concetto di immortalità fisica, argomento che lo aveva affascinato fin dal 1962
e che ancor oggi studia e sviluppa di pari passo alla pratica del Rebirthing.
I viaggi che seguirono, uno all’anno circa, ebbero una decisa influenza sull’apparato teorico che propose in seguito e che d’ora in poi trasse alcuni elementi
provenienti dalle tradizioni indiane.
Orr afferma che l’essere umano è afflitto da cinque cause di sofferenza, che egli stesso a definito “i cinque grandi” e che sono:
1 Il trauma di nascita
2. La disapprovazione dei genitori
3. La pulsione di morte
4. Le negatività specifiche
5. Le vite precedenti
Per informazioni ed approfondimenti:
luiscer@tiscali.it
Sito web:
www.migliorolamiavita.it
E’ un’esperienza che posso definire particolare e che non è stata limitata solo al
momento dell’apprendimento della tecnica, ma che è continuata anche nel tempo.
Come altri metodi terapeutici porta l’individuo ad una maggior conoscenza di se stessi.
Pertanto è un metodo che può accompagnare la crescita di ciascuno, ed è sempre adatto perché cambia con noi e ci sostiene a sentirci sempre più protagonisti
della nostra quotidianità, il tutto in modo semplice e naturale, proprio come il respiro.
Leonard Orr è riconosciuto da tutti come il fondatore del movimento chiamato Rebirthing. Per sua ammissione (“La storia del Rebirthing raccontata dal suo
fondatore”), questa non fu una scoperta improvvisa, ma il risultato di una serie di esperienze e intuizioni. Richiese, infatti, circa tredici anni, anche
se negli anni 1974-75 questo processo subì una decisa accelerazione, giungendo alla primordiale e ortodossa forma di questo metodo.
Leonad Orr ebbe le prime esperienze di respirazione spontanea immerso nell’acqua calda, durante questi momenti sperimentò forti sensazioni fisiche e ebbe
intense reazioni emotive. Spesso queste esperienze facevano riemergere ricordi legati alla nascita. Orr notò che dopo queste respirazioni i ricordi non
si presentavano più e al loro posto c’era un senso di maggior libertà, ecco perché a questo metodo venne assegnato il nome di “Rebirthing”, che letteralmente
significa “rinascita”.
Dopo aver raggiunto una chiara dimestichezza con la respirazione circolare, cominciò a insegnarla ad altri. Così osservò il manifestarsi delle stesse reazioni
da lui provate. Da osservatore si rese conto che i ricordi legati alla nascita e il relativo trauma erano elementi ricorrenti nella maggior parte delle
persone.
Le prime esperienze di Rebirthing vennero effettuate in acqua calda. Orr riteneva, infatti, che questo fosse un elemento fondamentale per far riemergere
i ricordi della nascita. “Le persone, in acqua, venivano a trovarsi in un grembo e istantaneamente regredivano alla loro nascita o a condizioni prenatali
di consapevolezza”. L’acqua aveva una temperatura di circa 38°, simile a quella del corpo umano. In seguito si accorse che alcuni praticanti dovevano essere
allontanati dall’acqua per poter proseguire la propria esperienza, così nacque il Rebirthing “a secco”. Mentre prima le persone si immergevano in acqua
sdraiati sul dorso o a faccia in giù, utilizzando un boccaglio per respirare, ora era sufficiente si sdraiassero su un materassino. In questo caso chi
respirava poteva abbandonarsi alle stesse sensazioni ma in una situazione di maggior sicurezza.
La pratica del Rebirthing
“a secco” dava la possibilità al praticante di far riemergere altri ricordi oltre a quelli legati alla nascita. Si intuì che questa respirazione era in
grado di far rivivere blocchi emotivi ed energetici, permettendo di scioglierli definitivamente.
Nel 1977 Leonadr Orr compì il suo primo viaggio in India dove incontrò uno yogi chiamato Babaji. Quest’ultimo definì il Rebirthing come lo “yoga per gli
occidentali”. L’incontro con Babaji accrebbe l’interesse di Orr per il concetto di immortalità fisica, argomento che lo aveva affascinato fin dal 1962
e che ancor oggi studia e sviluppa di pari passo alla pratica del Rebirthing.
I viaggi che seguirono, uno all’anno circa, ebbero una decisa influenza sull’apparato teorico che propose in seguito e che d’ora in poi trasse alcuni elementi
provenienti dalle tradizioni indiane.
Orr afferma che l’essere umano è afflitto da cinque cause di sofferenza, che egli stesso a definito “i cinque grandi” e che sono:
1 Il trauma di nascita
2. La disapprovazione dei genitori
3. La pulsione di morte
4. Le negatività specifiche
5. Le vite precedenti
Per informazioni ed approfondimenti:
luiscer@tiscali.it
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29 marzo 2009
Che cosa sono i fiori di Bach
Credo che sia importante ricordare tra le terapie naturali le scoperte del dott. Bache precisamente riportare alcune informazioni sui Fiori che opportunamente trattati possono essere complementari ad altre terapie .
INTRODUZIONE Ai RIMEDI Dl dott. BACH
Cosa sono i Rimedi di Bach? essi sono un metodo semplice e natu-
rale di cura attraverso l'uso di alcune varietà di fiori selvatici. Que-
sti rimedi, che prendono in considerazione i disordini della perso-
nalità del paziente piuttosto che la singola condizione fisica, furo-
no studiati da Edward Bach negli anni '30.
Nel campo delle cosidette "medicine alternative" vi sono tipi di te-
rapie abbastanza in risonanza con le scoperte del dott. Bach. Tut-
tavia, Š evidente che le scoperte del dott. Bach rappresentano un
approccio nuovo alla medicina, che può essere riassunto così:
non importa di cosa soffra il paziente nel suo corpo (sia asma o piede
d'atleta) la causa prima di tale condizione potrà essere estirpata se
si potrà risalire e riequilibrare il disequilibrio che è nella psiche del
paziente.
Un esempio dimostrerà come ciò si applichi in pratica.
Si supponga che due persone, senza alcuna relazione tra loro, rice-
vano entrambe uno shock profondo. Una di esse viene coinvolta
ad esempio, in un incidente automobilistico, in cui riceve una vio-
lenta scossa senza però riportare contusioni fisiche. Nelle settimane successive all'incidente si lamenterà di costanti mal di testa e
nausea. La seconda persona di questo esempio, invece, è un banchiere che ha subìto un improvviso dissesto della sua fortuna fi-
nanziaria, a tale notizia ha un attacco cardiaco che gli comporta la
paralisi parziale del suo braccio destro. I trattamenti che potrebbero essere somministrati in questi due stati fisici sono completa-
mente diversi ma se si desidera curare lo stato psicologico dei due
pazienti si deve risalire al fatto che entrambi soffrono le conseguenze di uno shock, che si è manifestato in due diversi stati fisici.
Seguendo il metodo del dott. Bach si inizierà col prescrivere per
entrambi Star of Bethlehem: il rimedio per tutte le alterazioni, inci-
denti, dispiaceri ed emozioni improvvise. Quando lo shock sarà
neutralizzato, la manifestazione fisica si modificherà e scomparirà.
Allo stesso modo la persona che soffre di gelosia o paura, o di risentimento o autocommiserazione, potrà manifestare questo stato
psicologico in una molteplicità di alterazioni fisiche. La gelosia
può diventare la causa di base per lo sviluppo di un cancro o di una
pleurite, la autocommiserazione può generare dolori di schiena o
di testa. Non è così tanto il dolore fisico quanto lo stato psicologico, che deve essere trattato.
Breve biografia
Edward Bach nasce il 24/9/1886 in una famiglia della borghesia produttiva gallese. Si laurea prima a Birmingham poi a Londra ove inizia la pratica medica. I pazienti aumentano ma egli si sente sempre più insoddisfatto dei risultati delle sue cure.
E soprattutto insoddisfatto di come la medicina che gli è stata in-
segnata presti troppa poca attenzione allo studio della personalità
degli ammalati, concentrando tutto sul corpo fisico. Tanto più che
nota (e questo sarà fondamentale in seguito) come una stessa terapia non sempre cura gli stessi sintomi in ogni paziente; anzi, in
una stessa sintomatologia dando lo stesso rimedio, si hanno molti
tipi di reazioni diverse. D' altra parte osserva come pazienti con carattere e personalità simile spesso reagiscono allo stesso modo.
Insomma la personalità individuale è di gran lunga più importante
dei sintomi fisici per la cura della malattia.
Tutto ciò lo spinge a cercare altri metodi di cura e si avvicina alla
Scuola Immunologica; diviene assistente batteriologo nell'University College Hospital ove ottiene brillanti risultati di ricerca scientifica.
Ma la sua visione del rapporto medico-malato-malattia non poteva
che farlo approdare alla omeopatia. Nel 1919 entra nel London
Homoeopathic Hospital.
Anche alla grande Scuola Hahnemanniana Bach d… un suo impor-
tante contributo personale. Interpretando i suoi lavori di ricerca di
batteriologia in chiave omeopatica introduce 7 nuovi importanti
nosodi. In sostanza classifica i numerosi batteri intestinali in grup-
pi a seconda della loro azione fermentativa; ricava così sette grup-
pi di nosodi conosciuti come i nosodi di Bach:
Bacterius proteus
Bacterius dysentery
Bacterius Morgan
Bacterius Faekals aikalagenes
Bacterius Coli mutabile
Bacterius Gaertner
Bacterius N. 7
Questo contributo lo rende uno dei più apprezzati membri della So-
cietà omeopatica inglese; numerosi sono i suoi interventi a Con-
gressi e sul "British Homoeopathic Journal". In particolare è da
ricordare un suo intervento al congresso della Società Omeopatica
britannica nel 1928 ("La riscoperta della Psora"*) ove fa interes-
santi colleganze tra la Psora descritta da Hahnemann e la tossico-
si intestinale.
* Pubblicato sul British Homoeopathic Journal del gennaio 1929.
2
La sua ansia di ricerca lo spinge ad abbandonare la pratica omeo-
patica convinto di trovarsi vicino alla individuazione di un metodo
di cura da lui sempre agognato, un metodo facile e definitivo repe-
ribile nel regno naturale che non abbisogni nemmeno del medium
del medico.
Giunge così alla convinzione che ciò che caratterizza i disordini fi-
sici della gente non è tanto il tipo di disturbo o il sintomo quanto
essenzialmente la condizione psicologica che lo ha creato. Dopo
studi e ricerche di diversi anni egli fu in grado di riconoscere que-
ste condizioni psicologiche e di trovare per ciascuna di esse il ri-
medio appropriato. Egli sosteneva che sebbene vi siano migliaia di
sfumature nelle malattie fisiche le cause psicologiche sono relati-
vamente poche. I Rimedi di Bach riconoscono 38 condizioni cia-
scuna associata ad un preciso stato che causa squilibrio della psi-
che.
I rimedi dai fiori
Questi rimedi sono classificati secondo alcuni tipi di sentimenti:
- rimedi per insufficiente interesse delle circostanze presenti
- rimedi per la solitudine
- rimedi per chi è iperinfluenzabile e sensibile
- rimedi per sconforto e scoraggiamento
- rimedi per l'eccessiva cura del benessere degli altri
- rimedi per la paura
- rimedi per l'incertezza.
I rimedi prendono il nome dal fiore che li origina.
Ciascun gruppo copre una gamma di stati mentali ed emotivi. Per
esempio la paura va dal terrore (Rock Rose), alla sensazione di pau-
ra dell'altezza o degli animali (Mimulus), all'ansiet… per sfortune
previste per gli altri (Red Chestnut). I rimedi per lo scoraggiamento
e lo sconforto variano dalla sensazione di inadeguatezza (Larch) al
rimedio che aiuta quando si Š in quel momento di "notte scura
dell'anima", di melanconia (Sweet Chestnut).
Egli arrivò a questa classificazione dalla attenta osservazione del-
la natura umana e più specificamente dalla osservazione del modo
in cui le differenti persone reagiscono alla sofferenza di una malat-
tia o sotto stress.
Vi sono due tipi di rimedi: i Rimedi di Tipo che sono in relazione con
il tipo caratteristico di personalità e i Rimedi di Aiuto che sono da re-
lazionare allo stato transitorio della psiche. Questi ultimi descrivo-
no condizioni che non sono l'essenza del carattere di una persona
ma che lo hanno influenzato fortemente. Così Gorse che
è caratteristico della sfiducia e della disperazione non può essere
considerato un Rimedio di Tipo ma può essere la condizione che
3
pervade la psiche in quel determinato momento. Similmente Wild
Rose, il rimedio per l'apatia e la rassegnazione senza volontà, rap-
presenta uno stato in cui si può cadere sebbene non sia caratteri-
stico di quella determinata natura.
I 38 rimedi furono scoperti da Bach con l'intuizione e la sofferenza.
Egli era un uomo straordinariamente sensitivo ed una volta scoper-
ta la condizione che desiderava guarire era in grado di sentire il ri-
medio appropriato.
Molti degli stati per i quali avrebbe trovato il rimedio più tardi, era-
no stati sperimentati da lui stesso con intensa sofferenza sia fisica
che psichica. Questa sofferenza personale lo condusse prematura-
mente alla morte nel 1936, a 50 anni.
La sua ricerca era spinta dalla certezza mistica che il Creatore do-
veva aver fornito alla natura stessa dei mezzi semplici e facilmente
utilizzabili per curare l'uomo.
Il messaggio lasciatoci da Bach và però al di là dei 38 rimedi da lui
identificati ma dovrebbe spingerci a proseguire nel suo tipo di ri-
cerca e sperimentare altri fiori per il trattamento di specifici stati
psicologici.
Secondo Bach non è nella pianta che si trova la qualità guaritrice
ma nel fiore che manifesta una forma più sottile di energia vitale.
Questa "energia" è estratta in modo estremamente accorto e sem-
plice. Un contenitore in vetro sottile viene riempito di acqua pura.
Fiori in quantità sufficiente e al massimo della fioritura vengono
raccolti e lasciati galleggiare sull'acqua fino a coprirne la superfi-
cie. Il contenitore viene lasciato al sole per 3-4 ore o meno se i boc-
cioli danno segni di sbiadimento. I fiori vengono ora rimossi e il li-
quido Š versato in contenitore con un pari volume di brandy che ha
la funzione di conservante.
Alcuni rimedi come Chestnut Bud e Willow non possono essere
preparati in questo modo ma vengono ottenuti con l'ebollizione.
Per questi rimedi le parti selezionate sono messe a bollire per 30
minuti in acqua pura, filtrati e il ricavato viene conservato come de-
scritto precedentemente.
Attraverso un processo di diluizione si ottengono così i vari rimedi
che sono disponibili in flaconi da 10 ml.
Per quanto riguarda la somministrazione si può procedere in due
modi:
1. Versare due gocce del flacone del rimedio o di ciascuno dei ri-
medi scelti in un flacone di 30 ml. di acqua minerale naturale
eventualmente con due cucchiaini di brandy come conservan-
te. Questa Š la soluzione dalla quale il paziente prende la dose
giornaliera che consiste in 4 gocce 4 volte al giorno, per un pe-
riodo di tempo che varia da poche settimane a 2 mesi, da versa-
re in un bicchiere d'acqua o direttamente sotto la lingua.
Questo è il procedimento suggerito dal Dr. Bach.
4
2. Oggi c'è la tendenza a seguire un procedimento più pratico: dal
flacone di 10 ml. si versano ogni giorno 2 gocce direttamente in
un bicchiere d'acqua minerale naturale da bere durante la gior-
nata possibilmente in 4 riprese uniformemente intervallate,
ugualmente per un periodo di tempo che può variare da poche
settimane a due mesi.
A questo punto molti si chiederanno: ma questi rimedi funzionano?
Gli innumerevoli casi in cui i rimedi di Bach hanno avuto successo
testimoniano in senso senz'altro affermativo ed al dubbio se i suc-
cessi non siano dovuti ad un effetto placebo ci si può rispondere
provando Rescue Remedy sulle piante e sui fiori di casa.
Sul come agiscano è difficile rispondere in modo per tutti convin-
cente e si entra in una problematica simile all'efficacia dei farmaci
omeopatici. Sotto l'aspetto legale in Inghilterra sono considerati ri-
medi omeopatici ma sarebbe interessante soffermarsi sulle analo-
gie e differenze di preparazione e di efficacia col rimedio omeopati-
co. In sostanza il rimedio di Bach viene preparato attraverso un
processo di diluizione mentre la dinamizzazione non viene effet-
tuata. L'effetto dei rimedi di Bach inoltre sembra avvertirsi a tempi
più lunghi. I primi benefici si hanno, salvo alcune eccezioni in cui
l'effetto Š immediato, quindici giorni, tre settimane dall'inizio della
cura e ciò potrebbe dipendere dal fatto che si agisce ad un livello,
per così dire, di sottile cronicismo, di essenza caratteriale.
Poichè non vi possono essere effetti negativi da una errata diagno-
si, il sistema possiede un meccanismo di autocontrollo per evitare
disgrazie. Se scegliamo il rimedio errato semplicemente non curia-
mo il problema psicologico. Esperienza porta accuratezza e l'accu-
ratezza sveltisce il processo di guarigione.
In concreto è necessario che prima riconosciamo il rimedio di tipo
e poi i rimedi che agiscono sullo stato transitorio presente.
Con l’augurio che queste informazioni possano essere utili a molti, vi invito a lasciare i vostri commenti.
Luigi
Per info:
luiscer@tiscali.it
Sito web:
www.migliorolamiavita.it.
INTRODUZIONE Ai RIMEDI Dl dott. BACH
Cosa sono i Rimedi di Bach? essi sono un metodo semplice e natu-
rale di cura attraverso l'uso di alcune varietà di fiori selvatici. Que-
sti rimedi, che prendono in considerazione i disordini della perso-
nalità del paziente piuttosto che la singola condizione fisica, furo-
no studiati da Edward Bach negli anni '30.
Nel campo delle cosidette "medicine alternative" vi sono tipi di te-
rapie abbastanza in risonanza con le scoperte del dott. Bach. Tut-
tavia, Š evidente che le scoperte del dott. Bach rappresentano un
approccio nuovo alla medicina, che può essere riassunto così:
non importa di cosa soffra il paziente nel suo corpo (sia asma o piede
d'atleta) la causa prima di tale condizione potrà essere estirpata se
si potrà risalire e riequilibrare il disequilibrio che è nella psiche del
paziente.
Un esempio dimostrerà come ciò si applichi in pratica.
Si supponga che due persone, senza alcuna relazione tra loro, rice-
vano entrambe uno shock profondo. Una di esse viene coinvolta
ad esempio, in un incidente automobilistico, in cui riceve una vio-
lenta scossa senza però riportare contusioni fisiche. Nelle settimane successive all'incidente si lamenterà di costanti mal di testa e
nausea. La seconda persona di questo esempio, invece, è un banchiere che ha subìto un improvviso dissesto della sua fortuna fi-
nanziaria, a tale notizia ha un attacco cardiaco che gli comporta la
paralisi parziale del suo braccio destro. I trattamenti che potrebbero essere somministrati in questi due stati fisici sono completa-
mente diversi ma se si desidera curare lo stato psicologico dei due
pazienti si deve risalire al fatto che entrambi soffrono le conseguenze di uno shock, che si è manifestato in due diversi stati fisici.
Seguendo il metodo del dott. Bach si inizierà col prescrivere per
entrambi Star of Bethlehem: il rimedio per tutte le alterazioni, inci-
denti, dispiaceri ed emozioni improvvise. Quando lo shock sarà
neutralizzato, la manifestazione fisica si modificherà e scomparirà.
Allo stesso modo la persona che soffre di gelosia o paura, o di risentimento o autocommiserazione, potrà manifestare questo stato
psicologico in una molteplicità di alterazioni fisiche. La gelosia
può diventare la causa di base per lo sviluppo di un cancro o di una
pleurite, la autocommiserazione può generare dolori di schiena o
di testa. Non è così tanto il dolore fisico quanto lo stato psicologico, che deve essere trattato.
Breve biografia
Edward Bach nasce il 24/9/1886 in una famiglia della borghesia produttiva gallese. Si laurea prima a Birmingham poi a Londra ove inizia la pratica medica. I pazienti aumentano ma egli si sente sempre più insoddisfatto dei risultati delle sue cure.
E soprattutto insoddisfatto di come la medicina che gli è stata in-
segnata presti troppa poca attenzione allo studio della personalità
degli ammalati, concentrando tutto sul corpo fisico. Tanto più che
nota (e questo sarà fondamentale in seguito) come una stessa terapia non sempre cura gli stessi sintomi in ogni paziente; anzi, in
una stessa sintomatologia dando lo stesso rimedio, si hanno molti
tipi di reazioni diverse. D' altra parte osserva come pazienti con carattere e personalità simile spesso reagiscono allo stesso modo.
Insomma la personalità individuale è di gran lunga più importante
dei sintomi fisici per la cura della malattia.
Tutto ciò lo spinge a cercare altri metodi di cura e si avvicina alla
Scuola Immunologica; diviene assistente batteriologo nell'University College Hospital ove ottiene brillanti risultati di ricerca scientifica.
Ma la sua visione del rapporto medico-malato-malattia non poteva
che farlo approdare alla omeopatia. Nel 1919 entra nel London
Homoeopathic Hospital.
Anche alla grande Scuola Hahnemanniana Bach d… un suo impor-
tante contributo personale. Interpretando i suoi lavori di ricerca di
batteriologia in chiave omeopatica introduce 7 nuovi importanti
nosodi. In sostanza classifica i numerosi batteri intestinali in grup-
pi a seconda della loro azione fermentativa; ricava così sette grup-
pi di nosodi conosciuti come i nosodi di Bach:
Bacterius proteus
Bacterius dysentery
Bacterius Morgan
Bacterius Faekals aikalagenes
Bacterius Coli mutabile
Bacterius Gaertner
Bacterius N. 7
Questo contributo lo rende uno dei più apprezzati membri della So-
cietà omeopatica inglese; numerosi sono i suoi interventi a Con-
gressi e sul "British Homoeopathic Journal". In particolare è da
ricordare un suo intervento al congresso della Società Omeopatica
britannica nel 1928 ("La riscoperta della Psora"*) ove fa interes-
santi colleganze tra la Psora descritta da Hahnemann e la tossico-
si intestinale.
* Pubblicato sul British Homoeopathic Journal del gennaio 1929.
2
La sua ansia di ricerca lo spinge ad abbandonare la pratica omeo-
patica convinto di trovarsi vicino alla individuazione di un metodo
di cura da lui sempre agognato, un metodo facile e definitivo repe-
ribile nel regno naturale che non abbisogni nemmeno del medium
del medico.
Giunge così alla convinzione che ciò che caratterizza i disordini fi-
sici della gente non è tanto il tipo di disturbo o il sintomo quanto
essenzialmente la condizione psicologica che lo ha creato. Dopo
studi e ricerche di diversi anni egli fu in grado di riconoscere que-
ste condizioni psicologiche e di trovare per ciascuna di esse il ri-
medio appropriato. Egli sosteneva che sebbene vi siano migliaia di
sfumature nelle malattie fisiche le cause psicologiche sono relati-
vamente poche. I Rimedi di Bach riconoscono 38 condizioni cia-
scuna associata ad un preciso stato che causa squilibrio della psi-
che.
I rimedi dai fiori
Questi rimedi sono classificati secondo alcuni tipi di sentimenti:
- rimedi per insufficiente interesse delle circostanze presenti
- rimedi per la solitudine
- rimedi per chi è iperinfluenzabile e sensibile
- rimedi per sconforto e scoraggiamento
- rimedi per l'eccessiva cura del benessere degli altri
- rimedi per la paura
- rimedi per l'incertezza.
I rimedi prendono il nome dal fiore che li origina.
Ciascun gruppo copre una gamma di stati mentali ed emotivi. Per
esempio la paura va dal terrore (Rock Rose), alla sensazione di pau-
ra dell'altezza o degli animali (Mimulus), all'ansiet… per sfortune
previste per gli altri (Red Chestnut). I rimedi per lo scoraggiamento
e lo sconforto variano dalla sensazione di inadeguatezza (Larch) al
rimedio che aiuta quando si Š in quel momento di "notte scura
dell'anima", di melanconia (Sweet Chestnut).
Egli arrivò a questa classificazione dalla attenta osservazione del-
la natura umana e più specificamente dalla osservazione del modo
in cui le differenti persone reagiscono alla sofferenza di una malat-
tia o sotto stress.
Vi sono due tipi di rimedi: i Rimedi di Tipo che sono in relazione con
il tipo caratteristico di personalità e i Rimedi di Aiuto che sono da re-
lazionare allo stato transitorio della psiche. Questi ultimi descrivo-
no condizioni che non sono l'essenza del carattere di una persona
ma che lo hanno influenzato fortemente. Così Gorse che
è caratteristico della sfiducia e della disperazione non può essere
considerato un Rimedio di Tipo ma può essere la condizione che
3
pervade la psiche in quel determinato momento. Similmente Wild
Rose, il rimedio per l'apatia e la rassegnazione senza volontà, rap-
presenta uno stato in cui si può cadere sebbene non sia caratteri-
stico di quella determinata natura.
I 38 rimedi furono scoperti da Bach con l'intuizione e la sofferenza.
Egli era un uomo straordinariamente sensitivo ed una volta scoper-
ta la condizione che desiderava guarire era in grado di sentire il ri-
medio appropriato.
Molti degli stati per i quali avrebbe trovato il rimedio più tardi, era-
no stati sperimentati da lui stesso con intensa sofferenza sia fisica
che psichica. Questa sofferenza personale lo condusse prematura-
mente alla morte nel 1936, a 50 anni.
La sua ricerca era spinta dalla certezza mistica che il Creatore do-
veva aver fornito alla natura stessa dei mezzi semplici e facilmente
utilizzabili per curare l'uomo.
Il messaggio lasciatoci da Bach và però al di là dei 38 rimedi da lui
identificati ma dovrebbe spingerci a proseguire nel suo tipo di ri-
cerca e sperimentare altri fiori per il trattamento di specifici stati
psicologici.
Secondo Bach non è nella pianta che si trova la qualità guaritrice
ma nel fiore che manifesta una forma più sottile di energia vitale.
Questa "energia" è estratta in modo estremamente accorto e sem-
plice. Un contenitore in vetro sottile viene riempito di acqua pura.
Fiori in quantità sufficiente e al massimo della fioritura vengono
raccolti e lasciati galleggiare sull'acqua fino a coprirne la superfi-
cie. Il contenitore viene lasciato al sole per 3-4 ore o meno se i boc-
cioli danno segni di sbiadimento. I fiori vengono ora rimossi e il li-
quido Š versato in contenitore con un pari volume di brandy che ha
la funzione di conservante.
Alcuni rimedi come Chestnut Bud e Willow non possono essere
preparati in questo modo ma vengono ottenuti con l'ebollizione.
Per questi rimedi le parti selezionate sono messe a bollire per 30
minuti in acqua pura, filtrati e il ricavato viene conservato come de-
scritto precedentemente.
Attraverso un processo di diluizione si ottengono così i vari rimedi
che sono disponibili in flaconi da 10 ml.
Per quanto riguarda la somministrazione si può procedere in due
modi:
1. Versare due gocce del flacone del rimedio o di ciascuno dei ri-
medi scelti in un flacone di 30 ml. di acqua minerale naturale
eventualmente con due cucchiaini di brandy come conservan-
te. Questa Š la soluzione dalla quale il paziente prende la dose
giornaliera che consiste in 4 gocce 4 volte al giorno, per un pe-
riodo di tempo che varia da poche settimane a 2 mesi, da versa-
re in un bicchiere d'acqua o direttamente sotto la lingua.
Questo è il procedimento suggerito dal Dr. Bach.
4
2. Oggi c'è la tendenza a seguire un procedimento più pratico: dal
flacone di 10 ml. si versano ogni giorno 2 gocce direttamente in
un bicchiere d'acqua minerale naturale da bere durante la gior-
nata possibilmente in 4 riprese uniformemente intervallate,
ugualmente per un periodo di tempo che può variare da poche
settimane a due mesi.
A questo punto molti si chiederanno: ma questi rimedi funzionano?
Gli innumerevoli casi in cui i rimedi di Bach hanno avuto successo
testimoniano in senso senz'altro affermativo ed al dubbio se i suc-
cessi non siano dovuti ad un effetto placebo ci si può rispondere
provando Rescue Remedy sulle piante e sui fiori di casa.
Sul come agiscano è difficile rispondere in modo per tutti convin-
cente e si entra in una problematica simile all'efficacia dei farmaci
omeopatici. Sotto l'aspetto legale in Inghilterra sono considerati ri-
medi omeopatici ma sarebbe interessante soffermarsi sulle analo-
gie e differenze di preparazione e di efficacia col rimedio omeopati-
co. In sostanza il rimedio di Bach viene preparato attraverso un
processo di diluizione mentre la dinamizzazione non viene effet-
tuata. L'effetto dei rimedi di Bach inoltre sembra avvertirsi a tempi
più lunghi. I primi benefici si hanno, salvo alcune eccezioni in cui
l'effetto Š immediato, quindici giorni, tre settimane dall'inizio della
cura e ciò potrebbe dipendere dal fatto che si agisce ad un livello,
per così dire, di sottile cronicismo, di essenza caratteriale.
Poichè non vi possono essere effetti negativi da una errata diagno-
si, il sistema possiede un meccanismo di autocontrollo per evitare
disgrazie. Se scegliamo il rimedio errato semplicemente non curia-
mo il problema psicologico. Esperienza porta accuratezza e l'accu-
ratezza sveltisce il processo di guarigione.
In concreto è necessario che prima riconosciamo il rimedio di tipo
e poi i rimedi che agiscono sullo stato transitorio presente.
Con l’augurio che queste informazioni possano essere utili a molti, vi invito a lasciare i vostri commenti.
Luigi
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18 marzo 2009
...Anche la medicina Tibetana
Riporto qui di seguito uno scritto del Dalai Lama sul quale vi invito a meditare per comprendere meglio ove potrebbero risiedere le cause di alcune malattie
"Noi tutti desideriamo la felicità e non vogliamo soffrire. Dal momento che lo scopo della vita è quello di essere felici è importante scoprire quanto ci procurerà il massimo grado di felicità. Piacevole o dolorosa che sia, la nostra esperienza è al contempo mentale e fisica. Su molti di noi, generalmente, è la mente a esercitare la maggiore influenza ed è per questo che è estremamente utile conquistare la pace mentale.
Sebbene il progresso materiale sia importante per la crescita dell’umanità, se prestiamo troppa attenzione alle circostanze e trascuriamo il nostro sviluppo interiore, questo squilibrio creerà dei problemi. La chiave è la pace interiore: se avremo la pace interiore saremo in grado di affrontare ogni situazione con calma e ragionevolezza. Senza pace interiore, a prescindere da quanto confortevole sia la nostra vita, è possibile che continuiamo a essere preoccupati, turbati o infelici per via delle circostanze. Quando abbiamo la pace interiore, possiamo essere in pace con coloro che ci stanno intorno. Quando la nostra comunità è in pace può condividere questa pace con le comunità vicine e così via. Quando amiamo gli altri e siamo gentili con loro non solo li facciamo sentire amati e accuditi ma facciamo crescere in noi felicità e pace.
Come buddhista ho imparato che a minacciare la nostra pace interiore sono soprattutto quelle che noi chiamiamo emozioni disturbanti.
Tutti quei pensieri, emozioni ed eventi mentali che riflettono uno stato mentale negativo o non compassionevole minano inevitabilmente la nostra pace interiore. Tutti i pensieri e le emozioni negativi, come l’odio, la rabbia, l’orgoglio, la lascivia, la brama, l’invidia e così via, disturbano il nostro equilibrio interiore e hanno anche ripercussioni sul-
la nostra salute fisica. La medicina tibetana da tempo considera i disturbi mentali ed emotivi come causa di molte malattie, cancro incluso. E anche in Occidente un numero sempre più ampio di scienziati e medici condivide questo punto di vista.
Sono proprio le emozioni disturbanti l’origine di una condotta immorale e sono loro le responsabili dell’ansia, della depressione, della confusione e dello stress, ormai una costante della nostra vita.
E tuttavia, dal momento che spesso non siamo in grado di riconoscere il loro potenziale distruttivo, non vediamo la necessità di contrastarle.
Dalai Lama
Che questo scritto possa essere di beneficio a molti.
Luigi
Per info:
luiscer@tiscali.it
Sito web:
www.migliorolamiavita.it
"Noi tutti desideriamo la felicità e non vogliamo soffrire. Dal momento che lo scopo della vita è quello di essere felici è importante scoprire quanto ci procurerà il massimo grado di felicità. Piacevole o dolorosa che sia, la nostra esperienza è al contempo mentale e fisica. Su molti di noi, generalmente, è la mente a esercitare la maggiore influenza ed è per questo che è estremamente utile conquistare la pace mentale.
Sebbene il progresso materiale sia importante per la crescita dell’umanità, se prestiamo troppa attenzione alle circostanze e trascuriamo il nostro sviluppo interiore, questo squilibrio creerà dei problemi. La chiave è la pace interiore: se avremo la pace interiore saremo in grado di affrontare ogni situazione con calma e ragionevolezza. Senza pace interiore, a prescindere da quanto confortevole sia la nostra vita, è possibile che continuiamo a essere preoccupati, turbati o infelici per via delle circostanze. Quando abbiamo la pace interiore, possiamo essere in pace con coloro che ci stanno intorno. Quando la nostra comunità è in pace può condividere questa pace con le comunità vicine e così via. Quando amiamo gli altri e siamo gentili con loro non solo li facciamo sentire amati e accuditi ma facciamo crescere in noi felicità e pace.
Come buddhista ho imparato che a minacciare la nostra pace interiore sono soprattutto quelle che noi chiamiamo emozioni disturbanti.
Tutti quei pensieri, emozioni ed eventi mentali che riflettono uno stato mentale negativo o non compassionevole minano inevitabilmente la nostra pace interiore. Tutti i pensieri e le emozioni negativi, come l’odio, la rabbia, l’orgoglio, la lascivia, la brama, l’invidia e così via, disturbano il nostro equilibrio interiore e hanno anche ripercussioni sul-
la nostra salute fisica. La medicina tibetana da tempo considera i disturbi mentali ed emotivi come causa di molte malattie, cancro incluso. E anche in Occidente un numero sempre più ampio di scienziati e medici condivide questo punto di vista.
Sono proprio le emozioni disturbanti l’origine di una condotta immorale e sono loro le responsabili dell’ansia, della depressione, della confusione e dello stress, ormai una costante della nostra vita.
E tuttavia, dal momento che spesso non siamo in grado di riconoscere il loro potenziale distruttivo, non vediamo la necessità di contrastarle.
Dalai Lama
Che questo scritto possa essere di beneficio a molti.
Luigi
Per info:
luiscer@tiscali.it
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12 marzo 2009
Lentamente muore chi...
Oggi mi è gradito intercalare gli articoli sulle Terapie Naturali con una poesia di Pablo Neruda, in quanto ritengo che solo con qualche cambiamento nelle nostre abitudini riusciamo ottenere veramente risultati positivi anche delle condizioni della nostra salute psico-fisica.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno
gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e non cambia
colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e
i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che
fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi
non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor
proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della
propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa
domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
Pablo Neruda
Con l'auspicio che questo scritto possa essere utile a molti, vi invito a lasciare i vostri commenti.
Luigi
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luiscer@tiscali.it
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Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno
gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e non cambia
colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e
i puntini sulle i piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che
fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi
non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente chi distrugge l'amor
proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della
propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa
domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
Pablo Neruda
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