22 novembre 2012

Zucchero senza calorie - la stevia

Forse non tutti conoscono la "Stevia", un sostituto dello zucchero.



zucchero senza calorie. La Stevia

Immaginate di poter usufruire di uno zucchero light, o meglio di uno zucchero eccezionalmente senza calorie, che possa essere utilizzato nella preparazione
di dolci e gelati che non aggiungono calorie e che quindi non ingrassano e da poter essere preso a volontà anche dai diabetici...non è un sogno ma sembra
una cosa del tutto reale: questi benefici miracolosi sarebbero riconducibili a una una piccola pianta che cresce spontanea nelle regioni umide dell'Amazzonia,
la Stevia. Gli indigeni dell'America latina, i Guarani, la chiamano da sempre "Pianta dolce" e la usano sin dall'antichità non solo per le proprietà dolcificanti
ma anche per quelle curative.

Chi la studia, la conosce con il nome scientifico di Stevia Rebaudiana Bertoni, una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle più comuni
margherite (Compositae), resistente al freddo e capace di conservare le sue proprietà anche ad altissime temperature. Le sue foglie, attraverso un processo
di essiccazione, sarebbero in grado di produrre un alto potere edulcorante, di quasi 300 volte superiore al comune zucchero. Molti gli scienziati che in
campo alimentare, nutrizionale e sanitario in generale, ne stimano il notevole beneficio per l'intera umanità, tale da ridurre problemi di diabete e obesità
infantile e ridurre i costi sanitari e sociali di diverse decine di miliardi di euro. Gli indigeni dell'Amazzonia ne conoscevano anche le proprietà curative
e medicamentose a beneficio del pancreas, servendo anche come antibatterico e antifungino. Inoltre sono oggi sotto analisi le sue proprietà contro la iperattività,
l'ipertensione e le indigestioni.

I benefici non si fermerebbero qui, l'utilizzo della pianta Stevia nella produzione dello zucchero light porterebbe giovamento anche a settori come quello
ecologico ed economico, visto il grado di sostituzione dello zucchero e derivati (che potrebbero essere utilizzati per altri scopi, non ultimi quelli energetici,
come per esempio per la produzione di etanolo in brasile); ma non tutti la pensano così. Da noi in Italia la pianta era del tutto sconosciuta e fino ad
ora se ne era parlato poco o niente, non fosse per alcuni giornali nazionali che nelle ultime settimane del 2008 vi hanno dedicato intere pagine nelle
proprie rubriche d'attualità. Negli anni successivi l'interesse per la stevia è cresciuto fino alla sua introduzione anche in Italia dal 2012. All'estero
negli anni Settanta, furono i giapponesi per primi a scoprirne le grandi virtù. Oggi, nel paese del Sol Levante lo zucchero della Stevia sostituisce di
già il 40% del mercato degli edulcoranti, viene usato per esempio nella produzione di bibite light come la Diet Coke, di caramelle e alimenti secchi usati
come prodotti per la prima colazione.

Negli Stati Uniti, l'uso delle proprietà benefiche della Stevia è recente. Nel dicembre del 2008 l'istituto americano della Food and Drug administration,
l'organismo federale statunitense che decide la messa in commercio di prodotti e medicine, ha infatti consentito alla libera circolazione della pianta
e dei suoi derivati in America, tanto che grandi compagnie come la Coca-Cola e la Pepsi ben presto lanceranno nel mercato alcuni prodotti dietetici a base
dello zucchero light. Cina, Israele, Thailandia, parte dell'America del sud, come Brasile e Paraguay, ne hanno da tempo approvato l'uso e consigliato il
consumo. In Europa solo la Svizzera consentiva la sua commercializzazione inizialmente, poi successivamente la Francia dal 2010.

L'Unione Europea ne vietava addirittura l'uso e il consumo, con la giustificazione che la piccola piantina e il processo di produzione del suo zucchero,
ancora ad oggi (dopo decenni di studi) non hanno superato i dovuti test sanitari. Questo appariva paradossale visto i centinaia di studi che provano la
pericolosità degli zuccheri tradizionali. Le giustificazioni, di ordine burocratico, dietetico e sanitario, sono state tali da far si che il processo di
commercializzazione abbia incontrato notevoli ostacoli, rimanendo a lungo chiuso nei cassetti di qualche alto funzionario della Commissione Europea a Bruxelles.
Ed è facile capirne il perché: l'Unione Europea è il maggiore produttore e consumatore al mondo di zucchero da saccarosio e aspartame: la media di consumi
europea è di 36 kg a persona (con punte massime di 45 kg in nazioni come il Belgio e l'Irlanda), contro i 21,5 kg di consumo per persona nel resto del
mondo. In Italia la media è di 25,5 kg. Un alto consumo degli zuccheri della pianta Stevia avrebbe sgradevoli effetti sul mercato dei dolcificanti artificiali
e dello zucchero, tanto da minacciare le grandi lobby chimico-farmaceutiche europee.

Non sono pochi gli scienziati, tra ecologisti e nutrizionisti, che si sono attivati contro il divieto di commercializzazione dell'Unione Europea. Sin dal
2000, anno di divieto ufficiale europeo, il numero di persone competenti a dichiararne il grande beneficio è cresciuto sempre più e sempre più sono aumentanti
i ricorsi alle autorità competenti, tra cui l'Autorità Europea per la sicurezza alimentare che ha sede in Italia, a Parma. Tra questi si distinguono studiosi
come Jan Geuns, professore biologo presso l'Università di Lovanio e presidente dell'Associazione nata per promuovere l'utilizzo della pianta Stevia.

La polemica nell'ambito dell'Unione Europea è legata ai principi attivi contenuti nella pianta: la Rebaudiosite A e la Stevioside, che secondo alcuni potrebbero
produrre delle sostanze ritenute cancerogene. Gli studi hanno tuttavia dimostrato come queste sostanze (secondo il Fattore di sicurezza della FAO e del
OMS) siano del tutto innocue, soprattutto se paragonate agli effetti causati dall'uso di Aspartame e simili presi a grosse percentuali. La sospetta tossicità
della Stevia era altamente controversa e chiamata in causa ragioni politico-economiche più che sanitarie. Nel 2012 finalmente è arrivata l’approvazione
all’utilizzo della Stevia da parte della Commissione europea e la pianta, dichiarata non cancerogena, né genotossica e senza rischi di tossicità per la
riproduzione o lo sviluppo dell’organismo umano, è comparsa anche nei supermercati italiani. 

Volete saperne di più sulla stevia?

Potete cominciare da qui:
http://www.stevia.net/ 
 

18 novembre 2012

L'Amore non svanisce mai

Da Sergio, un caro giovane amico, che ha scelto, forse un po' prematuramente, di passare in altra dimensione.


                                        L'Amore non svanisce mai

La morte non è niente, io sono solo andato nella stanza accanto, io sono io. Voi siete voi. Ciò che ero per voi  lo sono sempre.

 Datemi il nome che mi avete sempre dato.

 Parlatemi come mi avete sempre parlato.

 Non usate un tono diverso. Non abbiate un’aria solenne o triste.

 Continuate a ridere di ciò che ci faceva ridere insieme.

 Sorridete, pensate a me, pregate per me.

 Che il mio nome sìa pronunciato in casa come lo è sempre stato.

 Senza alcuna enfasi, senza alcuna ombra di tristezza.

 La vita ha il significato dì sempre. Il filo non è spezzato.

 Perché dovrei essere fuori dai vostri pensieri?

 Semplicemente perché sono fuori dalla vostra vista?                       

Io non sono lontano, sono solo dall’altra parte del cammino.

Che questo scritto possa utile amolti

Luigi
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09 novembre 2012

il vecchio e il cane

Un po’ di leggerezza.
Un caro saluto


 IL VECCHIO E IL CANE
Un vecchio camminava per una strada con il suo cane. Si godeva il paesag-
gio, quando ad un tratto si rese conto di essere morto.
Si ricordò quando stava morendo e che il cane che gli camminava al fianco era morto da anni. Si chiese dove li portava quella strada.
Dopo un poco giunsero ad un alto muro bianco che costeggiava la strada e che sembrava di marmo. In cima ad una collina s'interrompeva in un alto arco che brillava alla luce del sole.
Quando vi fu davanti, vide che l'arco era chiuso da un cancello che sembrava di madreperla e che la strada che portava al cancello sembrava di oro puro.
Con il cane s'incamminò verso il cancello, dove in un lato c'era un uomo seduto a una scrivania. Arrivato davanti a lui, gli chiese: - Scusi, dove siamo?
Questo è Il Paradiso, signore, - rispose l'uomo
- Uao! E non si potrebbe avere un po' d'acqua?
- Certo, signore. Entri pure, dentro ho dell'acqua ghiacciata.
L'uomo fece un gesto e il cancello si aprì
- Non può entrare anche il mio amico? - disse il viaggiatore indicando il suo cane.
- Mi spiace, signore, ma gli animali non li accettiamo.
L'uomo pensò un istante, poi fece dietro-front e tornò in strada con il suo cane.
Dopo un'altra lunga camminata, giunse in cima ad un'altra collina in una strada sporca che portava all'ingresso di una fattoria, un cancello che sembrava non essere mai stato chiuso. Non c'erano recinzioni di sorta.
Avvicinandosi all'ingresso, vide un uomo che leggeva un libro seduto contro un albero.
- Mi scusi, - chiese. - Non avrebbe un po' d'acqua?
- Sì certo. Laggiù c'è una pompa, entri pure.
- E il mio amico qui? - disse lui, indicando il cane.
- Vicino alla pompa dovrebbe esserci una ciotola.
Attraversarono l'ingresso ed effettivamente poco più in là; c'era un'antiquata pompa a mano, con a fianco una ciotola. Il viaggiatore riempì la ciotola e diede una lunga sorsata, poi la offrì al cane.
Continuarono così finché non furono sazi, poi tornarono dall'uomo seduto all'albero.
- Come si chiama questo posto? - chiese il viaggiatore.
- Questo è il Paradiso.
- Be', non è chiaro. Laggiù in fondo alla strada uno mi ha detto che era quello, il Paradiso.
- Ah, vuol dire quel posto con la strada d'oro e la cancellata di madreperla? No, quello è l'Inferno.
- E non vi secca che usino il vostro nome?
- No, ci fa comodo che selezionino quelli che per convenienza lasciano
perdere i loro migliori amici.
Così quando a volte ci chiediamo perché gli amici continuino a mandarci barzellette senza aggiungere una parola. Forse questo può spiegarlo. Quando si ha molto da fare, ma si vuole restare lo stesso in contatto, che cosa si fa? Si mandano barzellette.
Quando non si ha nulla di particolare da dire, ma si vuole restare lo stesso in contatto, si mandano barzellette.
Quando si ha qualcosa da dire, ma non si sa bene cosa, o non si sa come, si mandano barzellette.
Anche per far sapere a qualcuno che ci si ricorda ancora di lui, che lui è ancora importante, che lui è ancora amato, che cosa si fa? Si manda una barzelletta.
        Così la prossima volta che ricevete una barzelletta, non pensate che vi hanno mandato soltanto un'altra barzelletta, ma che oggi il vostro amico dall'altra parte del computer ha pensato a voi e vi ha mandato un sorriso.
 
Luigi
 
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Il vecchio e il cane

21 ottobre 2012

meditazione hong_so



Vi propongo questa tecnica di meditazione che mi sembra semplice e facile da praticare.


La tecnica dell'Hong So - Guido da Todi

Essa è molto legata alla tecnica del Kriya Yoga. Altri nomi che la identificano sono: "il piccolo Kriya", oppure: "il Kriya silenzioso". Tuttavia, a differenza
di questa, non le si impone il segreto di divulgazione in uno scritto destinato al pubblico.

L'Hong-So viene insegnato nel primo dei sette Gradi della Scuola della Self Realization Fellowship (fondata da Paramahansa Yogananda allo scopo di divulgare
la conoscenza del Kriya Yoga in questo millennio).

Tuttavia, l'Hong-So è conosciuto, anche, in diverse altre Istituzioni di Yoga e di Esoterismo, in oriente ed in occidente. Addirittura, in alcune di esse
viene proposto come il metodo al vertice di ogni altro utilizzato dall'umanità per raggiungere lo stato di samadhi.

Il Kriya Yoga è la tecnica che dona un anno di evoluzione reincarnativa ogni volta che la si pratica.

Si afferma che 24 ore di meditazione con qualunque altro metodo introspettivo (eccetto il Kriya Yoga) non fanno raggiungere i risultati che dà una sola
ora di Hong-So.

Mentre, una sola ora di Kriya ne equivale a 24 di Hong-So.

Spesso si considera il pranayama come una specifica ginnastica, tesa ad occuparsi della respirazione ed a condizionarne i ritmi.

In effetti, non è così.

La tradizione indiana indica nel respiro il veicolo dell'energia vitale; ed è questa ultima che forma l'effettivo oggetto di ogni metodo di controllo dei
movimenti polmonari.

Secondo l'insegnamento della Self Realization Fellowship, dal chakra della medulla (chiamato "la Bocca di Dio") fluisce nell'uomo il diretto flusso del
prana cosmico (energia universale).

Tale chakra è ubicato alla base del cranio, e solo alcune Scuole Esoteriche ne conoscono l'esistenza e la fondamentale importanza. Suo riflesso fisico,
nel piano della biologia umana, è il midollo allungato.

La forza vitale, quindi, penetra direttamente nel suddetto centro; si veicola nel ritmo respiratorio; e, tramite la circolazione sanguigna, vivifica e
mantiene in esistenza ogni organo dell'individuo.

Il cuore è il motore che regola i flussi energetici dell'uomo.

La forza vitale è contenuta anche negli alimenti. Tuttavia, solo l'uomo possiede una centrale di assorbimento costante e regolare del prana; ossia, il
chakra della medulla.

L'avvenire lo destinerà a nutrirsi direttamente di prana, assorbendolo ed utilizzandolo dal midollo allungato radiante.

I sottili significati e le potenti funzioni dell'Hong-So sono quelli, come vedremo, di riuscire ad isolare chi utilizza il metodo dai complessi tiraggi
interiori delle sue correnti praniche; di tranquillizzare e placare il ritmo ossessivo ed ossessionante delle pulsazioni del suo cuore; di condurlo, gradatamente,
ad eliminare il disordine della sua cadenza respiratoria. E, infine, di produrre in lui quello stato di completo distacco dalle proprie funzioni biologiche
che gli permetta di gestire del tutto le energie prodotte dal centro della medulla.

In tal modo, con il tempo, chi pratica l'Hong-So riuscirà a connettere e sconnettere a volontà le correnti vitali dal bulbo centrale energetico; di conseguenza,
ogni suo muscolo, ogni senso, il cuore, la colonna vertebrale, ed il resto del corpo si troveranno in quello stato di rilassamento perfetto che prelude
il samadhi (non identificazione con i tre piani inferiori dell'essere).

La pratica dell'Hong-So può avvenire in qualunque momento della giornata, in qualunque ora del proprio tempo libero, ed in qualunque situazione che offra
un attimo di intimità. Anche in un ambiente di lavoro, in autobus, o in mezzo alla gente.

Descrizione della tecnica dell'Hong-So

Imparate ad osservare il vostro ritmo respiratorio naturale.

Quasi foste un'altra persona, ponete attenzione allo spontaneo fluire e defluire del vostro respiro; al muoversi, blando e ritmico, della vostra cassa
toracica. Seguite ed identificate quella pulsione a nutrirvi d'ossigeno, che non vi ha mai abbandonato un attimo, né di giorno né di notte, da che siete
nati.

Tuttavia - e, questo, è di fondamentale importanza - non intervenite, con il minimo atto della volontà, su questa vostra funzione biologica. Lasciatela
libera di esprimersi, come sempre ha fatto, mentre voi non le davate nessuna attenzione.

La meta della tecnica è, difatti, quella di pervenire ad uno stato di completo distacco e di non partecipazione attiva al vostro respiro naturale di sopravvivenza.


Hong e So rappresentano uno dei più antichi e potenti mantrams di un sacro canto sanscrito, ed hanno una relazione occulta vibratoria con l'entrata e l'uscita
del respiro.

Ogni suono nell'universo possiede un effetto ed una corrispondenza mentali diversi.

Nel nostro caso, l'antichità del mantram e la tradizionale potenza delle sue vibrazioni, già di per sé, hanno un occulto effetto calmante su chi li pronuncia.


Se, poi, aggiungiamo che la sacra scienza dei Maestri indiani ha conservato e trasmesso il segreto che il suono Hong (con l'acca aspirata) è l'esatta armonica
pertinente all'aspirazione di Brahaman, mentre, il suono So è quella dell'espirazione, comprenderemo - almeno in teoria - quale valore sia da applicare
al mantram.

La tecnica dell'Hong-So consiste, quindi, nel pronunziare mentalmente il termine 'Hong', mentre si assiste, senza influenzare minimamente il suddetto processo,
alla propria aspirazione polmonare; e nel pronunziare mentalmente il termine' So', quando si vede defluire il respiro.

La durata dell'esercizio non è legata ad un limite di tempo; essa può variare da cinque, dieci minuti ad un'ora, o più.

L'Hong-So produce i suoi effetti benefici e rilassanti, e non altera alcun ritmo vitale essenziale.

Nella pratica, si resterà piuttosto stupiti di quanto sia impercettibile il costante movimento vitale dei nostri polmoni.

L'importante è, lo ripetiamo, lasciare che esso si esprima liberamente, senza alcun intervento di alcun genere, da parte nostra.

L'antichissima tecnica dell'Hong-So è un metodo scientifico, che rilassa il cuore, aumenta la durata del proprio ciclo vitale, libera una enorme quantità
di corrente energetica, che si distribuisce nel corpo, rendendo elettromagnetica ogni cellula e prevenendone la decadenza.

L'Hong-So è uno dei massimi contributi che la scienza spirituale dell'India abbia dato al mondo.

Migliaia di spiritualisti, oggi, praticano l'Hong-So che, giustamente, può essere considerato uno tra gli Yoga Regali.

Uno Yoga dissepolto dal suo millenario scrigno celato e donato alla veniente Nuova Era.

La tecnica dell'Hong So è stata pubblicata in versione completa su diversi libri tutt'ora in commercio, tra cui, ad esempio, "Lezioni di Yoga pratico,
Swami Kriyananda, Ed. Meditarranene". Quella riportata non è completa, infatti sono state omesse le istruzioni della concentrazione su Ajina ChacKra.


Che questo scritto possa essere utile a molti.

Luigi

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21 settembre 2012

Pratica di miditazione

Mi sembrano buoni consigli per una facile meditazione.

Istruzioni essenziali sulla Grande Perfezione ( Dzog.pa Chen.po )

Dilgo Khyentse Rinpoche

La pratica quotidiana consiste semplicemente nello sviluppo di una
completa accettazione e dell'apertura a tutte le situazioni ed
emozioni, a tutte le persone, facendo esperienza di tutto senza
riserve e blocchi mentali in modo da non ritirarsi o incentrarsi su se
stessi.

Ciò produce una tremenda energia che di solito è chiusa nel processo
dell'evasività della mente e nella generale fuga dalle esperienze
della vita.

La chiarezza della coscienza potrebbe, nei suoi stadi iniziali, essere
poco piacevole o ispirare della paura; se è così, allora ci si
dovrebbe aprire completamente al dolore e alla paura, e dargli il
benvenuto.
In tal modo le barriere create dalle proprie abituali reazioni emotive
e dai propri pregiudizi sono abbattute.

Quando si effettua la pratica meditativa uno dovrebbe sviluppare la
sensazione di aprirsi all'intero universo con assoluta semplicità e
con la mente nuda, liberandosi da tutte le barriere protettive.

Quando meditate non dividetevi in due, con una parte della mente che
guarda quell'altra come il gatto che osserva il topo.

Si dovrebbe realizzare che non si medita per andare in profondità
dentro se stessi e ritirarsi dal mondo. Nello yoga buddhista, persino
quando si medita sui chakra non c'è una concentrazione introspettiva:
il punto essenziale è la completa apertura della mente.

Tutti gli aspetti di ogni fenomeno sono completamente chiari e lucidi.

L'intero universo è aperto e senza ostruzioni, e tutte le cose si
interpenetrano mutualmente. A guardare tutte le cose in modo chiaro e
libero da oscurità, non c'è nulla da ottenere o realizzare.

La natura delle cose appare naturalmente ed è naturalmente presente
nella consapevolezza che trascende il tempo; questa è completa
apertura.

Tutte le cose sono perfette così come sono, completamente pure e senza macchia.

Tutti i fenomeni appaiono naturalmente e originalmente nei loro modi e
situazioni corretti, formando modelli sempre mutevoli di senso e
significato, come partecipanti a una grande danza.

Ogni cosa è un simbolo, eppure non c'è differenza tra il simbolo e la
verità simbolizzata.

Senza alcuno sforzo di pratica, liberazione, illuminazione e buddità
sono pienamente sviluppate e perfette.

Questa è la naturale perfezione.

La pratica quotidiana è semplice ed ordinaria, come la vita stessa.

Poiché una condizione sottosviluppata non esiste, non c'è bisogno di
comportarsi in qualche modo speciale o cercare di praticare o ottenere
qualcosa.

Non ci dovrebbe essere alcun bisogno di sforzarsi per raggiungere
qualche meta elevata o qualche stato superiore; ciò semplicemente
produce qualcosa di condizionato o artificiale che agisce come
un'ostruzione al libero fluire della mente .

Uno non dovrebbe pensare a se stesso come "peccatore" o indegno, ma
come naturalmente puro e perfetto senza mancare di nulla.

Quando si effettua la pratica meditativa si dovrebbe pensare ad essa
come ad una funzione naturale della vita quotidiana, come mangiare o
respirare, non come un evento speciale o formale da intraprendere come
con grande serietà e solennità.

Si deve realizzare che con la meditazione si va al di là di sforzo,
pratica, scopo e meta, e oltre il dualismo di schiavitù e liberazione.

La meditazione è sempre perfetta e così non c'è nessun bisogno di
correggere alcunchè.

Poiché tutto ciò che sorge è semplicemente il gioco della mente, non
ci sono "cattive" sessioni meditative e non c'è bisogno di giudicare i
pensieri come buoni o cattivi.
Perciò uno non dovrebbe sedersi a meditare con varie speranze o paure
circa il suo esito: uno la fa senza sensazioni di auto-coscienza del
tipo "sto meditando" e senza tentare di controllare o forzare la
mente, e senza tentare di diventare pacifico.

Se si trova che si sta andando alla deriva in uno di questi modi, si
dovrebbe smettere di meditare e semplicemente riposarsi e rilassarsi
un po' prima di riprendere.

Se, durante o dopo la meditazione, si hanno esperienze che si
interpretano come risultati, non se ne dovrebbe fare nulla di
speciale; basta riconoscere che sono solo dei fenomeni e
semplicemen-te osservarli.

Soprattutto non cercare di ricrearle poiché ciò si oppone alla
naturale spontaneità della mente.

Tutti i fenomeni sono completamente nuovi e freschi e assolutamente
unici, totalmente liberi da ogni concetto di passato presente e
futuro: come se fossero esperiti in un'altra dimensione del tempo.

Questa è l'assoluta spontaneità.

La continua corrente di nuove scoperte e fresche rivelazioni e
ispirazioni che sorgono ad ogni momento è la manifestazione
dell'eterna giovinezza del dharma vivente e delle sue meraviglie;
splendore e spontaneità sono come un aspetto di gioco e danza
dell'universo in quanto guru.

Uno dovrebbe imparare a vedere la vita di ogni giorno come il mandala
nel quale uno è al centro, ed essere libero dai pregiudizi del
condizionamento passato, dei desideri presenti e delle speranze e
delle aspettative future.

Le figure del mandala sono gli oggetti quotidiani delle proprie
esperienze di vita che si muovono nella grande danza del gioco
dell'universo, il simbolismo per il quale il guru rivela profondi e
definitivi sensi e significati. Perciò siate naturali e spontanei,
accettate ed imparate da ogni cosa.

Osservate la parte comica e divertente delle situazioni al loro
inizio. Nella meditazione guardate attraverso l'illusione di passato,
presente e futuro.
Il passato non è che una presente memoria o condizione, il futuro solo
una proiezione presente, e il presente stesso svanisce prima che possa
essere afferrato.

Si dovrebbe mettere fine ai concetti sulla meditazione e liberarsi
dalle memorie del passato. Ogni momento di meditazione è completamente
unico e pieno di potenzialità di nuove scoperte e così si diventa
incapaci di giudicare la meditazione da esperienze passate o da
teorie.

Semplicemente tuffatevi dritti nella meditazione in questo stesso
momento con tutta la vostra mente, e siate liberi da esitazioni, noia
o eccitazione.

Quando si medita, la cosa migliore possibile è sedere tradizionalmente
con le gambe incrociate, la schiena dritta ma non rigida . Tuttavia,
essendo importantissimo sentirsi a proprio agio, è meglio stare su una
sedia se la posizione a gambe incrociate è dolorosa.

La propria attitudine mentale dovrebbe essere ispirata in modo che la
meditazione sia con o senza forma; potrebbe essere desiderabile, se
non essenziale, far precedere a un periodo di meditazione senza forma,
un periodo di meditazione con forma.

A provvedere per questa eventualità, da secoli di pratica buddhista
sono state sviluppate delle pratiche meditative preliminari, le più
importanti essendo la meditazione sul respiro, la recitazio-ne di
mantra e le tecniche di visualizzazione.

Per impegnarsi nelle ultime due, si richiedono istruzioni personali
dal proprio guru, ma qualche parola sulla prima non sarebbe qui fuori
luogo poiché il metodo varia poco da persona a persona.

Dapprima lasciate che la mente segua il movimento del respiro, dentro
e fuori, finché esso diventa calmo e tranquillo. Poi continuate a
lasciare la mente sul respiro finché il proprio intero essere sembra
identificarsi con esso.

Alla fine siate coscienti che il respiro lascia il corpo e va fuori
nello spazio, e gradualmente trasferite l'attenzione dal respiro alla
sensazione di spaziosità ed espansione.

Lasciando che quest'ultima sensazione si fonda nella completa
apertura, ci si muove nella sfera della meditazione senza forma.

Probabilmente questa descrizione apparirà vaga ed inadeguata. Questo è
inevitabile perché si tenta di descrivere ciò che non solo è oltre le
parole, ma anche oltre il pensiero. È un invito alla pratica di ciò
che è, essenzialmente, uno stato dell'essere.

Queste parole sono una forma semplice di upaya, un'allusione che se
raccolta potrebbe far sorgere spontaneamente la propria innata
saggezza e la propria azione naturalmente perfetta.

A volte nella meditazione si potrebbe far esperienza di un intervallo,
di uno spazio vuoto nella propria normale consapevolezza, una
improvvisa e completa apertura. Questa esperienza sorge quando uno
abbia cessato di pensare in termini di meditazione e oggetto della
meditazione.

Si tratta di uno sguardo veloce sulla realtà, un lampo improvviso che
accade dapprima con scarsa frequenza, e poi, con la pratica continua,
più e più frequentemente. Potrebbe non essere un'esperienza
particolarmente devastante o esplosiva, ma solo un momento di grande
semplicità.

Non fate l'errore di cercare deliberatamente di forzare queste
esperienze a ritornare, perché ciò tradisce la naturalezza e la
spontaneità della realtà.

Che questo scritto possa essere utile a molti.

Luigi
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Lapacho

Le proprietà curative di questa pianta mi sembrano particolarmente interessanti.




Gli indigeni sudamericani raccolgono da migliaia d’anni la parte interna della corteccia di un albero chiamato appunto Lapacho (Tabebuia Avellanadae). Questo
albero che cresce nelle foreste amazzoniche e nelle montagne di Paraguay, Argentina, Brasile e le zone montagnose della Bolivia e del Perù ha la particolarità
che la sua corteccia appena tolta ricresce molto velocemente senza arrecare alcun danno alla pianta stessa.

Il Lapacho appartiene alla famiglia delle Bignoniacee ed è anche noto col nome portoghese di pau d’arcu, che significa “bastone per archi”.

I suoi fiori I fiori sono gialli con varietà rosa, rossi e purpurei; il frutto è una lunga capsula legnosa con all’interno dei semi alati.

Recenti ricerche hanno dimostrato che il Lapacho è efficace nella riduzione di infiammazioni, dolori ed impurità, nella funzione antimicrobica, antiparassitaria
ed antifungine, stimola il sistema auto-immunitario, ha un’azione antiossidante con un utilizzo simile a quello dell’Echinacea e del Ginseng e non contiene
caffeina.

Questa pianta contiene grandi speranze per l’effettivo trattamento di alcuni tumori, tra cui la Leucemia, della Candida e di altre fastidiose infezioni,
così come di malattie debilitanti (incluso l’artrite) e una moltitudine di altri disturbi.

Il Lapacho può essere usato periodicamente come prevenzione durante la stagione fredda e tutte le volte che la possibilità di infezioni è elevata. La nostra
salute sia fisica che mentale dipende esclusivamente dallo stato dei liquidi del nostro corpo e cioè sangue, linfa e liquidi cellulari che se vengono danneggiati
portano i nostri organi ad ammalarsi.

La maggior parte delle cause delle malattie vanno ricercate nella contaminazione e avvelenamento dei liquidi del nostro corpo dovuto a una nutrizione non
corretta e a un modo di vivere sbagliato; infatti la cattiva alimentazione, il digiuno prolungato e l’uso di troppa carne portano lo stomaco e l’apparato
digerente in generale a uno stato di affaticamento tale per cui si ha un calo della forma fisica.

Attraverso una cattiva digestione, dovuta anche al mangiar in fretta, si arriva alla formazione di feci dure e ad un aumento dei microbi parassiti che con
la produzione dei loro veleni alterano la flora intestinale; per cui in un certo senso l’intestino diventa la fabbrica dei veleni per il nostro corpo che
poi raggiungono il fegato ed entrano nelle cellule di tutto l’organismo. E’ quindi necessario disintossicare l’organismo e ripristinare la flora batterica.

Il Lapacho stimola la produzione delle cellule della serie rossa e per la sua azione depurativa e utile anche nelle affezioni cutanee dovute a una diminuita
eliminazione dei prodotti di scarto metabolico.

lapacho rosso
Il Lapacho è una delle piante migliori per la purificazione dell’organismo, senza richiedere un grosso dispendio di energia; esso infatti aiuta a ristabilizzare
le difese del proprio corpo rafforzando il sistema immunitario.

Il nostro corpo è, almeno apparentemente, insensibile agli agenti patogeni e ai materiali velenosi che però giornalmente disturbano l’equilibrio dell’organismo.
Esso è anche in grado di sviluppare anticorpi, se necessari, ma la vera difesa è data dalla salute che è strettamente legata al corretto funzionamento
del fegato, reni e sistema linfatico.

II Lapacho è per il fegato e il sistema linfatico la pianta migliore, mentre i reni possono migliorare la loro attività con Solidago, Ortosiphon, Barbe
del mais e altre piante, arrivando cosi a ridurre il rischio di malattie.

Ricordiamo che le piante ad azione purificante e disintossicante spesso sono più efficaci di qualsiasi altra terapia.

Il Lapacho contiene anche una speciale combinazione e concentrazione di sali minerali abbastanza rari o elementi in tracce: calcio, magnesio, fosforo, zinco,
cromo, silicio, manganese, molibdeno, rame, ferro, potassio, sodio, cobalto, boro, oro, argento, stronzio, bario, nichel.
 Da Filippo Tartaglini

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